Emma Marrone

Festival di Sanremo, le 10 canzoni da dimenticare

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Festival di Sanremo, quasi settant’anni di canzoni e tanti brani indimenticabili. Attenzione: indimenticabile, purtroppo, non è sempre sinonimo di bello, anzi. Ecco a voi dieci canzoni finite inspiegabilmente sul palco dell’Ariston ma decisamente da dimenticare.

Batte forte – Lollipop

Siamo nel 2002 e le Lollipop, con cui si è tentato (fallendo miseramente) di creare una girl band tutta italiana, partecipano a Sanremo con un pezzo assolutamente da dimenticare: Batte forte. Finiscono al penultimo posto e spariscono dalla circolazione. Per fortuna.

Respirare – Gigi D’Alessio e Loredana Bertè

Lodevole il gesto di Gigi D’Alessio, ovvero di dare a Loredana una nuova occasione e riportarla così sul palco dell’Ariston, ma il pezzo è davvero discutibile. Respirare racconta la storia della Bertè, le sue fragilità e la sua ostinazione, ma il risultato non è dei migliori. Il picco di bruttezza si raggiunge con il remix del brano, eseguito sul palco di Sanremo durante la serata dei duetti. Imbarazzante.

Italia amore mio – Pupo, Emanuele Filiberto di Savoia e Luca Canonici

Pensate alla cosa più brutta che vi venga in mente, tipo la dieta, e moltiplicatela per tante volte quanti sono i lunedì in cui avete detto «Da oggi dieta e sport». Fatto? Bene, ma comunque non raggiungerete il livello di bruttezza di Italia amore mio, proposta da Pupo, Emanuele Filiberto di Savoia e Luca Canonici nel 2010. Terrificante.

Luca era gay – Povia

Oggi si parla tanto di titoli acchiappa click e questa canzone di Povia, in un certo senso, ne è l’antesignana: ha un titolo fuorviante, furbo, che incuriosisce, ma di fatto Luca era gay è un’accozzaglia di cliché. Motivetto semplice e accattivante, sì, ma contenuto da rivedere. Bocciato.

Siamo donne – Jo Squillo e Sabrina Salerno

È davvero necessario spiegare perché Siamo donne di Jo Squillo e Sabrina Salerno sia in questa lista? Ma com’è possibile che qualcuno abbia voluto questo brano sul palco dell’Ariston? Senza parole.

Colpo di fulmine – Giò Di Tonno e Lola Ponce

Eccoli, Giò Di Tonno e Lola Ponce, vale a dire i Jalisse degli anni Duemila: arrivano al Festival con un brano, Colpo di fulmine, che sembra tolto a forza da un musical (eppure porta la firma della rocker più famosa d’Italia, Gianna Nannini), interpretano il brano in modo teatrale, vincono e spariscono. Hanno fatto tutto da soli. Complimenti.

Non è l’inferno – Emma Marrone

Cliché, cliché e ancora cliché per Emma Marrone, che nel 2012 approda a Sanremo per la seconda volta (la prima da sola) e vince. Non è l’inferno, che porta la firma di Kekko dei Modà, vuole essere un brano impegnato, ma di fatto è pieno di luoghi comuni. Emma strappa la vittoria alla commovente La notte di Arisa e all’intensa Sono solo parole di Noemi. Imperdonabile.

Noi siamo infinito – Alessio Bernabei

Alessio Bernabei, idolo delle teenagers, arriva a Sanremo con un brano adatto alle teenagers: Noi siamo infinito, più che un pezzo di successo, è stato un hashtag di successo, che ha invaso i social per qualche tempo (prima di sparire, per nostra fortuna). Pezzo dance, con rime prevedibili e evidente plagio di One Last Time di Ariana Grande. Indifendibile.

Ti voglio senza amore – Iva Zanicchi

Una Iva Zanicchi inaspettata, sostenitrice del sesso senza amore, privo di qualsivoglia coinvolgimento sentimentale. Siamo nel 2009, canta Ti voglio senza amore e viene subito rispedita a casa. Giustamente.

Francesca – Dj Francesco

È davvero difficile stabilire quale sia la canzone più brutta proposta da Francesco Facchinetti, allora ancora Dj Francesco, al Festival di Sanremo. In verità, è difficile stabilire quale sia la canzone più brutta di Francesco Facchinetti in generale. Abbiamo optato per Francesca, ma facciamo tutte? Fatto.

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Nato a Zurigo nel 1991, di origini siciliane ma romano d'adozione, Basilio Petruzza è uno scrittore e blogger. Ha pubblicato tre romanzi e ha un blog. È laureato in Lettere, indirizzo Spettacolo, ed è appassionato di televisione e musica.