Maneskin, canzoni e testi: le frasi più belle

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I Maneskin sono una delle più importanti rivelazioni della musica italiana: ecco alcune tra le frasi più belle della bando romana!

Chi non conosce i Maneskin? La band romana, capitanata da Damiano David, in poco più di un anno di carriera, ha già fatto il pieno di dischi di platino e sold out in tutte le tappe del loro fortunatissimo tour. I giovani componenti del gruppo, sebbene si siano dovuti accontentare del secondo posto ad X-Factor, possono già vantare una carriera fitta di successi e riconoscimenti.

Abbiamo selezionato per voi alcune tra le frasi più belle dei Maneskin. Qual è la vostra preferita?

Le frasi più belle dei Maneskin

Prima di te ero solo un pazzo. Ora lascia che ti racconti: avevo una giacca sgualcita e portavo tagli sui polsi. Oggi mi sento benedetto e non trovo niente d’aggiungere. Questa città si affaccerà quando ci vedrà giungere. Ero in bilico tra l’essere vittima e essere giudice. Era un brivido che porta la luce dentro le tenebre. E ti libera da queste catene splendenti, lucide, ed il dubbio mio, se fossero morti oppure rinascite. Quindi, Marlena, torna a casa, che il freddo qua si fa sentire. (Torna a casa)

Amico mio, devi essere felice perché il nuovo mondo sta per arrivare. E non c’è taglio, non c’è cicatrice che questa passione non possa curare. Io dalla polvere, come fenice, son risorto ed ho imparato anche a volare soltanto perché ho fatto le valigie ed ho baciato la dolce Marlena. Marlena, sì, portami a ballare stasera. (L’altra dimensione)

Come l’aria mi respirerai, il giorno che ti nasconderò dentro frasi che non sentirai, ché l’errore tuo è stato amarmi come se domani il mondo fosse uguale a com’era ieri. Adesso lasciami credere che questo sia reale, che sento l’ansia che sale, bevo le lacrime amare. Ti prego, lasciami perdere dentro l’acqua del mare, che le parole lontane, giuro, te le voglio urlare perché ti sento lontana, lontana da me. (Le parole lontane)

Se sono sere nere, mi sentirò bene sotto la luna piena. Sono ancora in piedi, nonostante i segni che mi hanno lasciato sulla schiena. Sono l’unico fiore che sboccia anche senza aspettare questa primavera, tu che lotti solo per avere un nome, io per diventare una leggenda. (Immortale)

Scrivo le canzoni, esprimo la mia mente. Voi poveri coglioni, chiusi con le manette, legati con i fili sembrate sì marionette. Ma scrivo le canzoni perché durino per sempre. Tu lasciami stare, lasciami volare via. Ora ho la forza necessaria per rinascere, lavare tutti i miei vestiti dalla polvere, guardare il lato sporco delle vostre maschere prendere ciò che è mio. (Lasciami stare)

Ma dimmi se è possibile bruciare combustibile, scendere dalle ripide, farsi male e sorridere. Dimmi se devo credere che tutto ciò è reale, come l’aria di mare che rende tutto visibile. Io non ho niente da dire, io non ho niente da ridere, ho strappato queste spine e ho cominciato a vivere. (Niente da dire)

Ed anche quando starò male o sarò troppo stanco, come fuoco avanzerò per prender tutto quanto, ciò che spetta per esser pronto ad affrontare il branco. Non voglio tornare indietro, adesso parto. Allora, baby, asciuga il pianto. Bevi dal mio piatto. Sì, tu puoi cadere in piedi anche dall’alto. (Morirò da re)

I don’t envy, I will survive and I’ve been beggin’, and beggin’ myself. Please, don’t close your eyes. I don’t have tears, I’ve cried it all. I heard a voice that’s inside me. She says «Please stay what you want». (Fear for nobody)

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Nato a Zurigo nel 1991, di origini siciliane ma romano d'adozione, Basilio Petruzza è uno scrittore e blogger. Ha pubblicato tre romanzi e ha un blog. È laureato in Lettere, indirizzo Spettacolo, ed è appassionato di televisione e musica.