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Interviste POP: chi è Donato Notarangelo; il cuoco pugliese che ama i tatuaggi

Donato Notarangelo è un cuoco giovane ed estroso. Ma se questo non basta a convincervi a seguirlo, vi diciamo anche che ama i tatuaggi e ha un Labrador di nome Ragù! I suoi piatti sono un connubio fra tradizione e rivisitazione; deve la sua grande passioni ai valori impartiti dalla famiglia, dove per famiglia si intende convivialità, amore, risate ed ovviamente tanto, tanto cibo! Donato ci ha concesso di entrare non solo nella sua cucina, ma anche un po’ nella sua vita, scopriamo insieme chi è!

Interviste POP: chi è Donato Notarangelo

Il food è ormai l’ultima tendenza in fatto di lifestyle; mangiare bene significa vivere bene, in un certo senso. Sappiamo che i tuoi studi universitari si sono basati proprio su questo: trovi siano stati utili da conciliare poi con il lavoro da chef che stai attualmente facendo?

Facciamo un pizzico di chiarezza, io non sono uno chef. Sono un cuoco! Fieramente, direi. C’è molta confusione a riguardo, ed è giusto che si faccia chiarezza. In buona sostanza lo chef ha la responsabilità di tutto quello che accade in cucina, la scelta delle materie prime e l’ideazione dei piatti, le sue spalle (me compreso) siamo il suo braccio operativo. Tornando a noi, sì, inevitabilmente i miei studi mi hanno dato una base importantissima per quanto riguarda la conoscenza della materia prima, la storia dei piatti tradizionali, la giusta comunicazione di un piatto o di un determinato abbinamento oltre che ovviamente la sicurezza in campo gastronomico. Sì, mi è servito parecchio, direi!

A proposito della tua attività di cuoco, puoi dirci come è nata?

Sono pugliese D. O. C., per noi il cibo è quasi una religione, a tavola si ha una certa sacralità nei gesti e nell’attitudine. Sono cresciuto con i sapori e i profumi della cucina di mia madre e di mia nonna, dove il cibo non era solo un modo per soddisfare il palato, ma diventava il punto cardine per l’unione e la convivialità. Trasferitomi a Foggia per l’università, dovevo necessariamente fare di necessità virtù e, considerando la buona educazione culinaria tramandata dalla mia famiglia, mi sono cimentato anche io alla cucina. Inevitabile dire che il trend del cibo sui social e in TV ha fatto il resto. Il gioco è diventato una passione e la passione è diventata il mio lavoro, nel preciso momento in cui il mio executive chef Nicola Russo mi ha chiesto di entrare nella sua brigata.

C’è una frase molto carina che recita “Si cucina sempre pensando a qualcuno, altrimenti stai solo preparando da mangiare”. Pensi che sia vero? A chi ti ispiri quando cucini i tuoi meravigliosi piatti?

Alle persone che amo. Quando cucino cerco di immaginare come le persone che amo possano reagire ai miei abbinamenti. Sì, credo che pensare alle persone che amo sia sicuramente il primo punto di partenza. Il confronto con il mio chef e con i miei colleghi fa il resto del piatto.

Oggi la presentazione è tutto; succede quando fotografiamo dei vestiti, degli oggetti, dei locali e soprattutto quando facciamo foto al cibo. Pensi che uno chef per essere ritenuto davvero tale debba considerare anche l’aspetto estetico dei suoi piatti?

Il bello ormai è importante, ma il buono e sano è indispensabile. Un piatto ben impiattato, se non ha un’anima, non ha nulla da raccontare e, soprattutto, se non ha una base di materia prima valida, è nulla, sono solo effetti speciali.

Proprio perché siamo nell’era dei social e della tv verità, escono ogni giorno nuovi spunti per nuove professioni o professioni già esistenti che prima venivano prese meno in considerazione. Qualche anno fa volevano essere tutti tatuatori di successo, oggi chef e cuochi di successo. Perché dovremmo seguire te piuttosto che qualcun altro?

Bella domanda! Sicuramente il cibo riesce a soddisfare tutti i sensi di un uomo. Credo che riuscirei a farlo!

E cosa diresti, quindi, a chi vuole cimentarsi in questo settore?

Che bisogna essere pronti a enormi sacrifici. Che non esistono fine settimana liberi, che non esistono festività. Dedizione e passione. Tutto viene ripagato da enormi soddisfazioni… Ma bisogna essere determinati.

Tu sei pugliese, come dicevi prima, precisamente di Vico del Gargano. Trovi che la tua terra influenzi il tuo estro culinario?

È indispensabile che le tradizioni delle nostre terre natie lo facciano. Altrimenti saremmo solo delle macchine che creano un prodotto senz’anima.

Nella grande cucina e sui social, spopolano foto di impiattamenti sontuosi ma porzioni striminzite. Quando prepari i tuoi pasti, utilizzi la stessa cura anche se sei da solo nella tua cucina?

Le porzioni striminzite solo per le foto sui social… I restanti 200 grammi di pasta per me! (ride, ndr)

Se dovessi cucinare un piatto per lo staff di DonnaPOP, quale sarebbe?

Filetto di baccalà in guazzetto di pomodoro giallo e scorza di arancia. Bello, sensuale, ricco, equilibrato, brioso.

Come sai, siamo un magazine tutto al femminile e a volte ci piace stuzzicare un po’ le persone che intervistiamo: è vero che le donne sono molto attratte dall’uomo che cucina?

Beh, i media hanno fatto diventare un cuoco una persona interessante e anche affascinante. Ma in realtà siamo una manica di stressati ed esauriti! Occhio a voi! (ride, ndr)

Per noi di DonnaPOP, l’accezione POP rappresenta qualcosa di attraente, accattivante, di tendenza. Cosa è per te POP?

Pop è un qualcosa che funziona facilmente. Come un buon spaghetto al pomodoro. È un qualcosa che ci entra dentro senza troppi fronzoli. La sfida non è diventare pop, ma rimanere pop.

Donato Notarangelo lo trovate su Instagram sotto al nome di @donato_not, qui sotto alcuni dei suoi capolavori culinari: