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Interviste pop: Elisabetta Ferracini, Solletico e l’addio di cui non è colpevole

Figlia d’arte, volto amatissimo degli anni Novanta e oggi donna brillante e consapevole. Abbiamo incontrato Elisabetta Ferracini, figlia di Mara Venier e dell’attore Francesco Ferracini, e ci ha raccontato della sua famiglia, dei suoi esordi in televisione e, ovviamente, di Solletico, il programma per bambini che, a metà anni Novanta, le ha cambiato la vita. E poi abbiamo parlato di quell’addio improvviso e sorprendente, di cui, però, non è colpevole.

Le parole di Elisabetta Ferracini

Iniziamo dalle tue radici: tu sei figlia di due grandi personaggi dello spettacolo italiano, Mara Venier e Francesco Ferracini. Partiamo dalla domanda più inflazionata, ma necessaria, per raccontarti: com’è stato crescere in una famiglia di personaggi tanto amati?

Era la mia realtà, la mia unica realtà, non avevo termini di paragone. Capitava di frequentare altre famiglie famose, quindi altri figli d’arte, per me era tutto normale. Certo, non ho mai avuto una famiglia classica, sai, di quelle canoniche, ma – in fondo – sono stata una ragazzina come tante, con le mie difficoltà e i momenti felici. Da fuori, forse, si ha una percezione diversa, ma – per me che ne facevo parte – era semplicemente una famiglia.

Quali sono i pro e i contro dell’essere figlia d’arte?

Ci sono certamente tanti pro: tutti conoscono mia madre e anch’io, di riflesso, sono venuta a contatto con tante persone che, se i miei genitori avessero fatto un altro lavoro, non avrei mai conosciuto. Ho avuto certamente più porte aperte all’inizio, perché c’era tanta curiosità nei miei confronti, magari pensavano «Famme vede’ com’è questa». In un secondo momento, però, subentra il pregiudizio. La verità è che sono più curiosi di sapere come sei piuttosto che sapere cosa fai o cosa sai fare. Prima vogliono conoscerti, poi ti puntano il dito contro. In ogni caso, con mia madre ho sempre avuto un rapporto splendido. Peraltro, quando io presentavo Solletico, che è stato il mio momento di maggior successo, lei faceva tutt’altro, si rivolgeva ad un altro pubblico. Non c’è mai stata competizione né hanno provato a metterci in competizione. Quando sono per strada, capita che mi fermino e mi chiedano di lei, ma a me non dà fastidio, anzi, mi fa piacere. Se non ci fosse stata lei, non sarei stata qua! Ma poi queste dinamiche appartengono a tante famiglie, penso ad esempio al mio compagno attuale: lui è figlio di un grande medico, che ha fondato il Fatebenefratelli. Anche a lui è capitato di sentirsi dire «Ma tu sei il figlio di…?», è normale e non c’è assolutamente niente di male, anzi.

Erroneamente si pensa che il tuo esordio in tv sia avvenuto con Solletico, ma in realtà tu avevi iniziato qualche anno prima con come attrice. Cosa diresti oggi, se potessi, all’Elisabetta di allora?

Devi sapere che io ero una ragazza molto timida, ma tanto, mi bastava un nonnulla per diventare rossa come un peperone! (scoppia a ridere, ndr) Oggi, sono più spontanea, non ho peli sulla lingua e mi lascio andare, ma allora ero sempre in balia di questa grande timidezza, non riuscivo a parlare né ad essere del tutto me stessa. E sai qual è la cosa che odiavo di più? Quando qualcuno me lo faceva notare! Se mi dicevano «Come mai sei arrossita?», io mi ammutolivo, volevo essere invisibile e fuggire via. Ecco, all’Elisabetta di allora direi di mandare al diavolo quelli che la mettevano in difficoltà! (ride, ndr) Scherzi a parte, le consiglierei di essere più serena, di lasciarsi andare ed essere più spontanea, più libera.

Apriamo una parentesi fondamentale per la tua carriera e la tua vita: Solletico.

Prima di Solletico, avevo recitato in teatro e lavorato in produzione, dunque conoscevo bene quel mestiere, ma non avevo mai condotto un programma, ero impacciata. Ti racconto com’è andata: stavo facendo un piccolo spettacolo in teatro, dal titolo Pare ci sia solo mare, per la regia di Marco Bresciani, si trattava di un atto unico e a recitare eravamo soltanto tre donne. Durante una delle repliche, sono venuti a vedermi quelli che poi mi hanno scelto per condurre Solletico. Infatti, una settimana dopo, è arrivata la chiamata che ha cambiato la mia vita. Cercavano una ragazza che avesse un volto internazionale: in quel momento, in Italia, spopolava Beverly Hills e volevano una ragazza che somigliasse a una delle protagoniste della serie, Shannen Doherty. Dunque, sono stata contattata per fare un provino, io ero timida, come ti dicevo, ma per fortuna l’esperienza in teatro mi ha aiutato molto.

E poi cos’è successo?

E poi ci siamo trasferiti a Torino per tre mesi. I patti erano questi: vediamo come va, se il progetto funziona, ci si trasferisce a Milano, altrimenti si chiude baracca. Quei tre mesi si sono rivelati un successo clamoroso. Io devo ringraziare Mauro Serio, con cui ho condotto Solletico per anni. Lui aveva già alle spalle tanta esperienza, era un treno, non lo fermava nessuno! (ride, ndr) Mi ha aiutato tanto, è stato generoso, io, ogni volta che s’accendeva la lucina rossa della telecamera, andavo nel panico, altro che diventare rossa come un peperone, prendevo fuoco! (scoppia a ridere, ndr) Come ti dicevo, i tre mesi di prova sono andati alla grande, dunque ci siamo trasferiti a Milano e, da lì in poi, è stato tutto incredibile. Solletico mi ha cambiato la vita, prima vivevo a Roma, mi dividevo tra il lavoro di produzione e quello di attrice nei teatrini off, ma di colpo mi sono trovata catapultata a Milano, che è una splendida capitale europea, ho cambiato casa, abitudini, avevo uno stipendio tutto mio, ogni giorno entravo in diretta nelle case degli italiani. Insomma, un cambiamento incredibile, considerando che avevo appena ventiquattro anni. Sono stati cinque anni stupendi.

Tu credi che, oggigiorno, sarebbe possibile riproporre un programma come Solletico?

Assolutamente no! Viviamo un periodo in cui si guarda al passato con grande nostalgia, ma le cose sono cambiate. I ragazzini di oggi sono cambiati, non guardano più la televisione e non sarebbero attratti dal tipo di tv che proponevamo noi. Oggi giocano alla playstation, hanno l’Ipad, guardano Netflix, ci sono tanti programmi telematici, c’è un’offerta vasta e accattivante. Senza considerare che i bambini di oggi, appena prendono in mano qualcosa, qualsiasi cosa, iniziano ad allargare con le dita come facciamo noi adulti con una fotografia o un contenuto web, sembra che il cellulare sia il prolungamento della mano di questi giovani! Ormai è tutto online, che ci fanno i ragazzini di oggi con Solletico? Magari potrebbero seguirlo quelli che all’epoca erano piccoli, ma oggi avranno trent’anni!

Ma se tornasse e ti chiedessero di rifarlo?

Lo rifarei di corsa! Recentemente, io e Mauro (Serio, ndr) abbiamo fatto un’intervista insieme e, nell’arco di pochi minuti, abbiamo ritrovato la stessa sintonia di quasi vent’anni fa. È incredibile che, nonostante il tempo passato, tra noi sia rimasto tutto identico ad allora. Sarebbe bello tornare a lavorare insieme, ma oggi è pressoché impossibile.

Ma tu hai idea di quanti bambini, me compreso, hai fatto soffrire quando hai lasciato il programma?

Adesso ti sorprenderò: non ho lasciato io Solletico! Ti spiego com’è andata: ci sono stati dei cambi al vertice e, nonostante io fossi sotto contratto, mi hanno comunicato che quella sarebbe stata la mia ultima edizione, dopo di che sarei stata spostata a lavorare ad un altro progetto. Sono sincera, non so cosa sia successo, è arrivata un’altra ragazza a sostituirmi, ma dopo due o tre mesi la nave è affondata. L’anno dopo è andato via anche Mauro e Solletico è finito. Hanno rovinato una macchina perfetta. Sono andata via contro la mia volontà, sono stata male un anno per questa scelta dell’azienda. Fosse successo oggi, sarebbe stato tutto diverso, i giovani avrebbero fatto loro il proprio dissenso tramite i social. Per quanto mi riguarda, è stata un’ingiustizia e la risposta negativa del pubblico ne è la prova.

Ad un certo punto, poi, ti hanno chiesto di tornare…

Proprio così, mi hanno chiamato e chiesto di tornare al mio posto. La mia risposta è stata no, l’ho fatto per orgoglio. Oggi, con il senno del poi, penso che forse avrei dovuto accettare, ma ero ancora una ragazza, ero orgogliosa e ho agito d’istinto. Perciò, mi rivolgo a tutti i ragazzini di allora che si sono dispiaciuti per il mio abbandono, sappiate che io non c’entro nulla, non ho niente di cui farmi perdonare! (scoppia a ridere, ndr) E vorrei aggiungere un’altra cosa…

Fai pure.

Alla fine, non conta di chi sei figlio, non conta la popolarità o il successo del programma, pensa che avevamo vinto persino tre Telegatti, il premio più prestigioso e importante per la tv italiana. Se decidono di farti fuori per ragioni ignote, lo fanno e basta. Lo stesso è successo a Mauro, anche lui allontanato da Solletico. Morale della storia? Dopo un anno il programma non esisteva più, era morto.

Nel 2002, poi, sei diventata mamma e la tua vita è cambiata completamente: è nato Giulio e hai messo da parte la carriera televisiva.

In quel periodo stavo lavorando in quello che oggi è Sky, ma allora si chiamava Stream TV. Conducevo due programmi, uno sulla Champions League e un altro, che si intitolava Nuovo mondo. Quando si è iniziata a vedere la pancia, ho smesso di lavorare. Quello, per me, era un momento intimo, solo mio, da vivere in disparte. Sono sempre stata una persona molto riservata, ma da quell’istante lo sono stata ancora di più. Non volevo che quel periodo così importante venisse messo sulla piazza. Infatti non capisco le donne che fanno servizi fotografici durante la gravidanza o subito dopo il parto, non le giudico, sia chiaro, ma non le capisco, lo ammetto. Pensa che la prima foto ufficiale di mio figlio, pubblicata sul settimanale Chi, è stata fatta nel 2018 e lui aveva sedici anni. Tengo molto alla mia privacy, per questo non è stato difficile fare una scelta precisa. Sia chiaro, io non ho fatto un passo indietro, ma ho preso una decisione, che è stata quella di fermarmi. Non avrei mai fatto crescere mio figlio da una baby sitter, ho già tanti sensi di colpa pur essendo sempre stata una mamma presente, figurati se lo avessi lasciato nelle mani di un’altra donna. Ho avuto la possibilità di scegliere – possibilità che non tutte, purtroppo, hanno – e ho deciso di lasciare.

C’è, però, qualcosa che cambieresti, se potessi tornare indietro?

No, assolutamente no. Ma poi, oggi, chi è che lavora? A parte mia madre e altre due o tre conduttrici storiche, chi è che riesce a ritagliarsi uno spazio e farsi conoscere e apprezzare dal pubblico? Ormai esistono solo dei fenomeni passeggeri, soprattutto quelli usciti dai reality show.

A proposito di reality, te ne hanno mai proposto uno?

Sì, eccome, me ne hanno proposti tanti, sin dalla prima Isola dei famosi. Amo quel reality, ma sarei dovuta andare in Honduras e lasciare mio figlio. Ho rifiutato anche La Fattoria, all’epoca Giulio era piccolo e mi avevano addirittura proposto un accordo per restare per un certo numero di puntate. Ma ti pare che vado lì consapevole di restarci solo un po’? No, o te la giochi per bene oppure te ne resti a casa. Ho detto tanti no, in questi anni. Io non sono ipocrita, quando mi chiedono «È facile rientrare nel giro dopo tanti anni fuori dai giochi?», la risposta, ovviamente, è che è quasi impossibile. Pensa che io ho un progetto molto bello, a cui ho lavorato con degli amici, ma nessuno è più disposto a puntare sulle idee valide: vogliono che arrivi con un progetto low cost e che magari tu abbia pure uno sponsor. Allora me ne sto serenamente a casa mia e va bene così.

Di cosa ti occupi oggi?

Oggi organizzo eventi per una società, lavoro sempre nell’ambito della comunicazione, ho il privilegio di conoscere tanta gente e di poter usufruire di queste conoscenze per crescere.

Concludo con questa domanda: per noi di DonnaPOP, l’accezione POP rappresenta qualcosa di bello, accattivante, di tendenza. Cosa è per te POP?

Pop è tutto quello che ci piace e ci fa star bene. Per me, pop è mio figlio!