Tiziano Ferro

Sanremo 2020: l’unico che ne uscirà sconfitto è Tiziano Ferro

Siamo giunti alla terza serata del Festival di Sanremo 2020: dopo la partenza di martedì, in cui s’avvertiva una certa tensione, probabilmente dovuta a tutte le polemiche riguardanti Amadeus, accusato di sessismo, nella seconda puntata della kermesse è stato raddrizzato il tiro e il clima è apparso decisamente disteso. Unica nota stonata: Tiziano Ferro.

Tiziano Ferro: occasione giocata male?

 

Credo che il vero sconfitto, anzi, l’unico sconfitto di quest’edizione di Sanremo sia Tiziano Ferro. Ma iniziamo subito da una premessa: l’impressione è che Amadeus si sia fasciato la testa quando era ancora perfettamente integra e che sia corso ai ripari prima ancora di iniziare l’avventura del Festival. Quale migliore arma, dunque, se non avere due fuoriclasse come Fiorello e Tiziano Ferro al suo fianco? Con la scelta del più grande showman italiano e di uno dei cantautori più apprezzati in Italia (e non), Amadeus ha deciso di percorrere la strada più semplice e meno insidiosa. Sulla carta, almeno.

Sì, perché, se è vero che Fiorello, che è del mestiere, è riuscito nel difficile compito di essere semplicemente un disturbatore e di non rubare la scena ad Amadeus, Tiziano Ferro sembra costantemente fuori posto, spaventato, insicuro. Ad ogni esibizione, appare agitato, nervoso, sopra le righe. Non riesce ad avere controllo di sé, della propria voce, del palcoscenico, come fosse un debuttante. Ecco, l’impressione è che Amadeus l’abbia tirato in mezzo per avere una carta vincente, forte, di sicuro successo, ma non abbia messo in conto il fatto che Ferro sia tutt’altro che a proprio agio.

Peraltro, il ruolo in cui è stato relegato non gli permette di esprimersi come meriterebbe, sembra svolga un compitino: entra, canta, scambia una battuta con Amadeus ed esce di scena. Era necessario? Sicuramente no. Trarrà beneficio da questa esperienza? Assolutamente no. Temo che Amadeus si sia giocato molto male la carta di Tiziano Ferro, perché è un cantante, sì, ma è anche un potenziale showman, sa stare sul palco e ha verve, è empatico, simpatico, dinamico. Meno vallette (inutili) e più Ferro, a mio avviso, sarebbe stato decisamente meglio.

Ultima nota: un cantante, per quanto talentuoso, empatico, sensibile, non è detto che sia capace di interpretare i brani degli altri. Soprattutto se si tratta di un cantautore, come nel caso di Tiziano: entrare in punta di piedi in un’altra canzone, lasciarsi coinvolgere senza snaturarla e senza snaturarsi è quanto di più difficile possa fare un cantautore. Lui ci sta provando, ma a mio avviso non con buoni risultati. Ciò non toglie, ovviamente, che Tiziano Ferro sia un grande artista e meriti tutto il successo e l’affetto che ha, ma – onestamente – non credo che il pubblico sarebbe stato così clemente se al posto suo ci fosse stato qualcun altro.

Nato a Zurigo nel 1991, di origini siciliane ma romano d'adozione, Basilio Petruzza è uno scrittore e blogger. Ha pubblicato tre romanzi e ha un blog. È laureato in Lettere, indirizzo Spettacolo, ed è appassionato di televisione e musica.