Mina

Non si diventa Mina per caso: gli 80 anni di una leggenda

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Mina non è soltanto una cantante, ma un tassello prezioso della canzone italiana. Un’artista pop anzitempo, moderna, poliedrica, libera. È proprio della libertà che ha fatto la sua cifra: Mina ha infranto ogni limite ed è stata tutto quello che un’artista può essere. Cantante, conduttrice, attrice, ma soprattutto una donna intelligente, intuitiva, inquieta, sempre pronta a esprimere il proprio talento in forme diverse e inusuali. Mina è un’icona, un aggettivo che qualifica il bello, un importante e irrinunciabile punto fermo per la musica e l’arte del nostro Paese.

Mina, gli 80 anni di un’artista senza tempo

Ottant’anni, di cui oltre sessanta di carriera, centocinquanta milioni di dischi venduti e una storia folgorante, irripetibile. È nata Anna Maria Mazzini, nel 1940, ed è diventata Mina (come il padre Mino, diminutivo di Giacomino), appena diciott’anni dopo. Era poco più di un’adolescente quando la sua voce è diventata la voce d’Italia: nel 1958, il suo discografico di allora, Davide Matalon, le ha fatto incidere il primo 45 giri. Nell’arco di pochi anni, dal ‘58 al ‘62, in un’Italia che lentamente risaliva la china, ne ha pubblicati ben cinquantaquattro.

La sua prima volta in cima alla classifica di vendita si è verificata nel gennaio del 1960, con il brano Tintarella di luna, un pezzo leggero e appiccicoso, che ha spalancato le porte ai primi tormentoni musicali d’Italia. Un successo folgorante, sì, ma non limitante: Mina non si è mai accontentata di essere una cosa soltanto e – a pochi mesi di distanza – ha inciso Il cielo in una stanza di Gino Paoli, brano di tutt’altra fattura, che si è rivelato il 45 giri più venduto dell’anno.

Mina, nell’arco della sua lunga carriera, tutt’oggi in piena attività (l’ultimo disco, in collaborazione con Ivano Fossati, è stato pubblicato lo scorso novembre), non ha mai preferito un genere a un altro: dal rock’n’roll all’Opera, dal pop alla canzone d’autore, la tigre di Cremona ha cambiato pelle molte volte e ha messo la propria voce al servizio di tanti autori, dal già citato Paoli a Fabrizio De André (nel 1967 ha inciso La canzone di Marinella, dando il via alla carriera del cantautore genovese, con cui ha duettato sullo stesso brano molti anni dopo, nel 1997), dal duo Mogol-Battisti a Fossati. Tanti i nomi che hanno collaborato con Mina, tante le lingue in cui ha cantato (inglese, spagnolo, tedesco, giapponese e francese), vastissimo il repertorio che ha coperto, da Napoli sino a Frank Sinatra. Questo per dire che Mina non è soltanto una voce, senz’altro bella e inarrivabile, ma un’artista con una personalità incisiva, potente, trascinante, con uno stile unico e una carriera libera.

Sì, una carriera anticonformista: Mina ha percorso strade più usuali, come ad esempio la partecipazione al Festival di Sanremo, nel 1960 e nel 1961 (con la promessa, dopo la seconda volta, di non prendere più parte a una gara canora, viste le critiche per la sua esibizione de Le mille bolle blu a causa del famoso gesto delle dita che scivolano sulla bocca durante il ritornello, che qualcuno ha considerato uno sberleffo al pubblico), e strade mai battute prima, specie per una cantante, come ad esempio quella della conduzione. Nell’ottobre del 1961, infatti, è andata in onda la prima puntata di Studio Uno, in cui Mina conduceva, cantava, duettava, esprimeva tutto il proprio carisma, la simpatia, la leggerezza e un’innata capacità di stare di fronte alle telecamere. Una donna di spettacolo, diremmo così, camaleontica e imprendibile, ma soprattutto credibile in qualsiasi circostanza.

La stessa Rai che ha fatto di lei una diva, però, qualche tempo dopo l’ha messa alla porta: nel 1963, Mina è diventata mamma per la prima volta; il suo bambino, Massimiliano, è nato dalla relazione della cantante con Corrado Pani, allora sposato. Mina è stata definita pubblica peccatrice, la Rai ha messo un veto sulla sua presenza in video e le ha proibito di prendere parte a qualsiasi trasmissione. Soltanto un anno dopo, grazie all’intelligenza di un’altra eccellenza della tv italiana, Mike Bongiorno, che l’ha invitata a prendere parte al suo programma La fiera dei sogni, Mina è tornata in tv e ha cantato Città vuota. Ma non è stata l’unica censura: nel 1975, la canzone L’importante è finire è stata censurata, ancora una volta da parte della Rai, perché considerata troppo osé.

I successi di Mina

Nonostante le critiche, le condanne, i tentativi vani di metterla a tacere, Mina non si è mai fermata, ha continuato a mostrarsi forte e volitiva, una donna indipendente, magnetica, un esempio di modernità e avanguardia: ha pubblicato brani di enorme successo, da E se domani alla non-canzone Brava, sino alla straordinaria Se telefonando, firmata da Ennio Morricone (per la musica) e da Maurizio Costanzo (per la parte testuale): il brano è figlio di un tempo preciso, siamo nel 1966 e l’amore è diventato carnale e moderno, quasi alieno, capace di finire attraverso un apparecchio ormai di uso quotidiano, il telefono. Anche la musica leggera adesso ha un peso, persino il tema più inflazionato di sempre, l’amore, si esprime attraverso parole nuove, concrete, dissacranti. La donna ama, lascia, soffre, si ribella, si perde e si ritrova.

Ma non è finita qui, perché Mina è anche un’icona di stile, irriverente e sensuale: è stata la prima a indossare la minigonna in televisione, a optare per un look sempre impeccabile e diverso, per una capigliatura mai uguale. Mina è la strada maestra del pop italiano (e non solo), perché non ha mai assecondato una tendenza, ma ne ha create ogni volta di nuove; non ha mai rispettato le regole, ma ha fatto – della ribellione e della libertà – la propria forza.

Quello di oggi non è semplicemente il compleanno di una grande cantante, di una voce insuperabile o di un simbolo di un tempo andato: Mina esiste ed esisterà sempre, perché ha inventato da zero una forma di espressione che va ben oltre l’uso della voce, del corpo o delle canzoni. Mina è la sua voce, il suo corpo, le sue canzoni, è tutte le cose che ha fatto, che fa, che canta ed esprime. È una verità imprescindibile e necessaria, attraverso cui bisogna passare (e bisognerà sempre passare) per raccontare la storia della canzone italiana.

Playlist

Ripercorriamo alcuni momenti fondamentali della storia artistica di Mina.

Duetto Mina – Battisti (23 aprile 1972, Teatro 10)

Amor mio (1971)

Città vuota (1963)

L’importante è finire (1975)

Se telefonando (1966)

Grande grande grande (1972)

Mina con Giorgio Gaber (3 Ottobre 1970, E noi qui)

Ancora ancora ancora (1978)

Bugiardo e incosciente (1970)

La canzone di Marinella (1967)

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Nato a Zurigo nel 1991, di origini siciliane ma romano d'adozione, Basilio Petruzza è uno scrittore e blogger. Ha pubblicato tre romanzi e ha un blog. È laureato in Lettere, indirizzo Spettacolo, ed è appassionato di televisione e musica.