Barbara D-Urso e Matteo Salvini pregano in diretta

La tv dell’indecenza: Barbara D’Urso prega in diretta, ma fa anche di peggio

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A Live – Non è la D’Urso è andata in onda una delle pagine più brutte e indecenti della tv italiana di tutti i tempi: Barbara D’Urso ha recitato l’Eterno Riposo a favore di telecamera; a farle eco Matteo Salvini, in collegamento. Un momento inqualificabile, incapace persino di provocare una risata, benché amara, ma solo repulsione. Ma, purtroppo, ha fatto di peggio.

D’Urso-Salvini: una preghiera che sposta in avanti il limite dell’indecenza

No, non siamo più di fronte a una tv trash. Il trash, benché deprecabile, è tutt’altra cosa: può essere folcloristico, sopra le righe, persino grottesco, ma quello che è successo a Live va ben oltre. La preghiera in sé, recitata dalla padrona di casa, Barbara D’Urso, e da uno dei suoi ospiti, l’ex Ministro dell’Interno Matteo Salvini, è solo l’ultimo anello di una catena di volgarità che sembra impossibile interrompere. Durante l’ultima puntata del programma, però, il limite dell’indecenza è stato spostato in avanti, perché quello che è avvenuto ha offeso la memoria dei morti per Coronavirus.

Ma non è finita qui, perché – durante la trasmissione – Barbara D’Urso ha rilanciato l’ormai celebre servizio di Tg3 Leonardo sul virus creato in laboratorio, in Cina, nonostante sia stato chiarito che non si tratti del Coronavirus. A che pro, se non per alimentare la disinformazione, la confusione e un clima da caccia al nemico che non giova a nessuno? A peggiorare la situazione, il parterre di ospiti del programma, tra cui Alessandra Mussolini, che ha messo in discussione le parole del professore Gianni Rezza, docente universitario, dirigente ISS e epidemiologo, che ha spiegato che il virus di Tg3 Leonardo non è il Coronavirus. In tutta risposta, la Mussolini gli ha urlato contro «Ma lei che ne sa?». Serve aggiungere altro per spiegare il livello di indecenza raggiunto da una trasmissione che si vanta di essere sotto testata giornalistica e che ha (o dovrebbe avere) lo scopo di informare i cittadini?

Non basta non guardare certe trasmissioni: ecco perché

Molti continuano a sostenere che basti non guardare certe trasmissioni perché la loro risonanza diminuisca. La faccenda, tuttavia, è più complessa, purtroppo. C’è una larga fetta di pubblico, infatti, che è convinta che quella della D’Urso sia informazione; anzi, meglio ancora, che sia un’informazione alla portata della gente comune, quindi immediata, di facile comprensione, senza tecnicismi, senza termini incomprensibili o concetti espressi in maniera contorta (noi diremmo in maniera tecnica, ma per certi spettatori alcune virtù sono difetti). Sì, perché un’informazione troppo arzigogolata (noi diremmo scientifica) suona come una volontà di voler tenere lo spettatore medio lontano dalla verità, come se colui che informa non volesse farsi capire; invece la D’Urso è colorita, eccentrica, bislacca (rubo al suo vocabolario un termine che le sta a cuore), ma è dalla parte della gente “normale”. E lo dice anche: la conduttrice, più volte, durante i suoi programmi, invita i suoi ospiti a «parlare normale» perché le sue signore da casa (il suo pubblico) non capiscono, hanno bisogno di un linguaggio colloquiale, senza tecnicismi (di cui non sanno che farsene).

Questo per dire che, per gran parte della gente, tutti i limiti di Live (e di tutte le trasmissioni a marchio D’Urso) sono, in verità, pregi, punti a favore. Questo per dire che la D’Urso conosce alla perfezione il mezzo televisivo, sa a chi si rivolge e cosa vuole il pubblico a cui si rivolge. Alla sua gente non importa la verità, ma una verità comprensibile; non importa che sia faziosa, sommaria, imprecisa, deve riconoscersi in quella verità, deve specchiarsi e rispecchiarsi. Non deve sentirsi esclusa, non deve fare alcuno sforzo per farne parte, non deve muovere un passo in avanti, ma dev’essere quella verità a venirle incontro. Un pubblico di analfabeti funzionali, in definitiva, cerca qualcosa che gli somigli.

Questo per dire che non basta non guardare certe trasmissioni: finché esisterà un certo pubblico, che è affamato di morbosità, che ha bisogno che anche la scienza diventi gossip, che per ingoiare una pillola amara (la verità scientifica) ha bisogno di un talk con ospiti di dubbia utilità, Live continuerà ad andare in onda. E non sarà il solo.

 

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Nato a Zurigo nel 1991, di origini siciliane ma romano d'adozione, Basilio Petruzza è uno scrittore e blogger. Ha pubblicato tre romanzi e ha un blog. È laureato in Lettere, indirizzo Spettacolo, ed è appassionato di televisione e musica.