Selvaggia Lucarelli e Barbara D-Urso

Selvaggia Lucarelli contro la D’Urso: «La sua tv fa male, Mediaset la argini!»

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Dopo Paolo Bonolis e Lucio Presta, scende in campo contro Barbara D’Urso anche un’agguerrita e lucidissima Selvaggia Lucarelli: in un articolo per TPI, la giornalista fa un’interessante e condivisibile disamina della conduttrice di Cologno Monzese. E svela anche alcuni aspetti inediti di Barbara e dell’antipatia delle colleghe nei suoi confronti.

Selvaggia Lucarelli stronca Barbara D’Urso

Penna pungente e trascinante, Selvaggia Lucarelli sa bene come raccontare la parabola discendente di una conduttrice che “vive nel culto strabico di sé”. Barbara D’Urso non era così, almeno questo è quello che racconta Selvaggia, ma poi – ad un certo punto – la sua carriera ha preso una piega inaspettata e il suo atteggiamento è cambiato. Ecco alcuni stralci dell’articolo della Lucarelli:

La sua tv non è brutta, è sbagliata. Un po’ come i suoi vestiti. Che non sono mai solo brutti, ma sono anche sempre profondamente sbagliati. Perché inadatti al contesto, all’anagrafe, perfino al periodo storico in cui viviamo. Direte: chi se ne frega se si veste da cowgirl nel 2020 magari sperando di prendere al lazo due punti più di share. In effetti – ne convengo – è l’aspetto più insignificante della questione, ma è emblematico di come ci si possa muovere in tv compiendo una parabola involutiva, negli anni, che investe ogni piega del personaggio.

E poi ancora:

Un personaggio che vive nel culto strabico di sé, che nella sua pagina Instagram rivela la massima espressione del problema: selfie compulsivi, faccette, abiti minimal e scollature anche mentre il mondo viene investito da un’epidemia mortale, scenette in cui si mette a letto truccata con orsacchiotti di peluche, balletti con ragazzini di 18 anni e quell’UNICO follow a Oprah, perché lei, egoriferita com’è, non segue nessun mortale, nessun collega, lei segue Oprah. (e infatti anche Oprah segue solo una persona (se stessa), ma qualcuno spieghi alla D’Urso che non basta dare il proprio nome a un programma per diventare Oprah) Quando dicevo che il suo camerino è una specie di bunker in cui il tempo si è cristallizzato, intendevo questo. Sempre fuori fuoco. Fuori dal tempo. Fuori contesto.

A proposito dei suoi ospiti:

(…) E così via, proponendo modelli sbagliati, personaggi sbagliati, storie sbagliate da cui “si dissocia”, per cui “si scandalizza”, che “la fanno arrabbiare”, ma a cui dà risalto, spazio, modo d’esistere lei stessa, in questo corto circuito ipocrita che ormai conoscono tutti. Pescare nel torbido, fingendo di rimanere dove l’acqua è chiara. Chi protesta, a parte una buona fetta di spettatori?

E poi un pensiero rivolto a Mediaset:

Barbara D’Urso è quello che è, ma perché Mediaset non la argina e, anzi, sembra portarla in palmo di mano? Per gli ascolti, verrebbe da dire. Eppure neppure più quelli sono così entusiasmanti. Battuta da Mara Venier tanto da passare alla ritirata la domenica pomeriggio, battuta talvolta dalla Fialdini, battuta spesso da Matano/Cuccarini e con prime serate non proprio col botto, non si capisce perché Mediaset continui ad accettare un compromesso così alto con l’immagine e la qualità della rete.

E poi racconta di alcune colleghe di Barbara, che sembrano non gradirla molto:

I perché sono molteplici e variegati, ma perfino sue colleghe miti e diplomatiche, amabili e amate, famose quanto lei e senza problemi di competizione, le girano alla larga. È il segreto di Pulcinella, e se fossi la D’Urso mi domanderei il perché, anziché darmi la solita spiegazione auto-assolutoria: “Mi invidiano, vorrebbero essere al posto mio”. Perché non è così e perché l’insofferenza diffusa nei suoi confronti parte da più lontano, spesso proprio dal suo “stile” nel vantare ascolti galattici, nel bullarsi di curve e pubblico e amati sponsor senza mai spazio per l’autocritica o l’ammissione di un fallimento.

Insomma, Selvaggia, con la sua penna precisa e intelligente, ha fatto un ritratto chiaro e perfettamente a fuoco di Barbara, che continua a tacere. E intanto la petizione per chiudere i suoi programmi ha superato le 350mila firme

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