Patty Pravo

Patty Pravo non capiterà due volte: un’icona senza tempo che ha fatto la storia

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Oggi è il compleanno di un’artista senza tempo, una donna anticonformista e libera, una cantante da cui la storia della canzone italiana non può prescindere: Patty Pravo non è un monumento, perché i monumenti, da che esistono, rimangono identici, anzi, perdono smalto e s’aggrappano alla precarietà della memoria. Lei è viva, inquieta, ribelle, in costante evoluzione, incoerente, eppure sempre riconducibile a se stessa, a quel marchio di fabbrica che l’ha resa unica e irripetibile: Patty è Pravo e la sua storia, qualsiasi direzione abbia preso e prenderà, rimarrà sempre legata a doppio nodo alle anime prave, da cui tutto è iniziato.

Patty Pravo, un’artista senza tempo

Sì, avete capito bene, le anime prave. Nicoletta Strambelli, vero nome dell’artista veneziana, ha scelto di chiamarsi Pravo come le anime dell’inferno dantesco. E oggi, a oltre cinquant’anni dal suo esordio, continua a portare quel nome con grande dignità, perché è una peccatrice, una donna trasgressiva, disincantata, con tanta vita alle spalle e pochi ricordi a cui restare fedele, sempre rivolta al futuro. Verrebbe da dire che Patty Pravo sia un’artista moderna, ma questa definizione, inevitabilmente, finirebbe per sminuirla. Patty, piuttosto, è un’artista all’avanguardia: ha sempre preferito muoversi in direzioni inedite, tradire le certezze, non mimetizzarsi con le mode, inventarne di nuove. Questo le ha permesso non tanto di anticipare il futuro, ma di crearne uno da zero.

Come si crea il futuro da zero? Facendo ciò che nessuno ha avuto il coraggio di fare prima. Patty, ad esempio, ha cantato un brano sulla maternità e sulla pillola anticoncezionale nel 1974 (Quale signora, contenuto nell’album Mai una signora, pubblicato nello stesso anno); è stata una sostenitrice dell’amore libero, quando ancora una donna veniva giudicata priva di virtù soltanto se fumava in pubblico; si è esibita in minigonna (Patty fu una delle prime a portarla) per ribellarsi a una società maschilista e retrograda che non vedeva di buon occhio la figura di una donna che difendeva la propria femminilità; non si è mai fossilizzata in un solo genere musicale e si è sempre proposta in vesti inedite – tant’è che è nata con la beat music per poi passare alla canzone d’autore (italiana e francese), al rock, al funk, all’elettronica. Patty Pravo non è mai stata accomodante, perciò è sempre stato difficile, se non impossibile, classificarla in un solo genere, in un solo ruolo, in una sola immagine, in un solo look.

Ha partecipato ben dieci volte al Festival di Sanremo (la prima nel 1970, con La spada nel cuore, in coppia con Little Tony; l’ultima nel 2019, con Un po’ come la vita, in coppia con Briga). Avrebbe dovuto parteciparvi anche nel 1990, con Donna con te, brano poi interpretato da Anna Oxa. Patty non è mai stata uguale a se stessa, ma sempre attenta a non lasciare al caso alcun dettaglio: nel 1970 si è presentata vestita di nero, con un look austero e una folta chioma bionda e riccia; nel 1984, quattordici anni dopo, è tornata con un’immagine totalmente rivoluzionata, di ispirazione orientale; nel 1997 è stata la volta di un look privo di eccessi per l’intensa E dimmi se non vuoi morire, scritta per lei da Vasco Rossi, Gaetano Curreri e Roberto Ferri (quell’anno, raggiunse solo l’ottavo posto, ma fu da tutti definita la vincitrice morale di quell’edizione del Festival e le vendite ne confermarono il successo); nel 2009 è stata di nuovo sexy, con trasparenze procaci e la voglia mai sopita di giocare con il suo personaggio anticonformista.

Questi sono solo alcuni degli esempi per raccontare una lunga carriera di trasformazioni e ricerca, ma descrivono bene l’incapacità di Patty di dirsi arrivata e quindi di ripetersi. Quello che, quindi, per molti è incoerenza, è stato ed il mezzo più importante con cui Nicoletta Strambelli ha creato (e non costruito) Patty Pravo: la ricerca. Patty Pravo non ha mai temuto di non essere capita, è e resterà iconica proprio perché non ha mai assecondato un gusto, l’ha creato, correndo sempre il rischio di non essere apprezzata – e di fatto qualche volta è successo: lei ha incassato il colpo ma non è tornata sui suoi passi perché Patty, uguale a se stessa, non lo è stata mai.

Playlist: i Sanremo di Patty Pravo

Patty Pravo, la ragazza del Piper, bella da togliere il fiato, spregiudicata, trasgressiva, con una voce diversa, profonda, e una capacità interpretativa sorprendente, ha fatto la storia della musica italiana. Nel 1970 nessuno si chiedeva se Pravo, che era sensuale, erotica e anticonformista, fosse anche talentuosa. Era scontato, perché una cosa non escludeva l’altra. Se iniziasse la sua carriera oggi, forse farebbe più difficoltà, perché pretendiamo che gli artisti ci somiglino. Ma l’artista non deve somigliarci, deve illuminarci. E lei ci è sempre riuscita.

La spada nel cuore (Sanremo 1970)

Per una bambola (Sanremo 1984)

Pigramente signora (Sanremo 1987)

I giorni dell’armonia (1995)

E dimmi che non vuoi morire (Sanremo 1997)

L’immenso (Sanremo 2002)

E io verrò un giorno là (Sanremo 2009)

Il vento e le rose (Sanremo 2011)

Cieli immensi (Sanremo 2016)

Un po’ come la vita (Sanremo 2019)

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Nato a Zurigo nel 1991, di origini siciliane ma romano d'adozione, Basilio Petruzza è uno scrittore e blogger. Ha pubblicato tre romanzi e ha un blog. È laureato in Lettere, indirizzo Spettacolo, ed è appassionato di televisione e musica.