Povia

Ciro Fusco / ANSA

Povia: omofobia, sessismo e maschilismo in una sola frase

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Ci vuole talento per riuscire a essere omofobi, sessisti e maschilisti pronunciando una sola frase. Eppure, Povia, ospite di Caterina Balivo a Vieni da me, ci è riuscito. In poche parole, pronunciate – peraltro – con grande nonchalance, è riuscito a fare sfoggio di ignoranza e superficialità. E, di fronte allo sgomento della conduttrice, ha persino peggiorato la sua situazione: «Ma che ho detto di male?», ha risposto, «Era solo una battuta». Ecco i fatti.

Povia ospite di Vieni da me

Intervenuto, via Skype, nella trasmissione di Caterina Balivo, il cantante ha fatto una esternazione che ha lasciato di stucco il pubblico. Ecco le sue parole:

Mi piace fare le pulizie. Pulisco, tolgo la polvere, sono un gay mancato

La Balivo, resasi conto dell’affermazione di Povia, ha subito affrontato il suo ospite:

Quando l’autore mi ha fatto capire cosa hai detto, ho detto che era una cretinata. Cretinata è la parola più televisiva che si possa dire, perché se fossi a casa ti direi tutt’altro. È una battuta che non fa ridere nessuno, fa solo arrabbiare. Se lo dicessi davanti a tua figlia, lei ti direbbe «Ma dove vivi?». Stiamo arrivando da un periodo difficile per l’Italia e per il mondo. Io non vorrei arrabbiarmi più di quanto lo sono, vorrei concludere l’intervista con un sorriso.

Povia ha minimizzato quanto accaduto:

Quando dico qualcosa, mi arrivano sempre randellate. È una battuta. Il medioevo è anche un bel periodo. Ma che ho detto di male? Volete farmi passare per scemo?

Povia e il rapporto controverso con l’omosessualità

Cosa ha detto di male? Proviamo a spiegarglielo e a spiegarlo a chi sottovaluta la gravità di certe affermazioni, tipo tale Valentina b:

Dire «Mi piace fare le pulizie, sono un gay mancato» significa credere che pulire (o fare qualsiasi altra mansione domestica) sia un’attività che non spetti agli uomini eterosessuali: potremmo fermarci qui e trovarci già di fronte a un ragionamento di stampo patriarcale, retrogrado e maschilista. A peggiorare il tutto, però, vi è la convinzione che un omosessuale faccia le pulizie (e sia più propenso alle mansioni domestiche) in quanto simile a una donna, la quale è – secondo questo ragionamento – il focolare della casa. Avrebbe potuto scusarsi, dire di essersi espresso male, ma ha voluto strafare: «È una battuta», ha aggiunto, confermando, in questo modo, il suo rapporto controverso con l’omosessualità.

Ricorderete, se non altro perché il brano si classificò secondo grazie al pubblico votante, la sua partecipazione a Sanremo 2009 con il pezzo Luca era gay. Una canzone, quella, che raccontava la storia di Luca, giovane uomo guarito dall’omosessualità, descritta peraltro come una perversione, e tornato alla normalità grazie all’incontro con una lei non meglio identificata. Un brano fatto di pericolosi cliché: il padre è assente, la madre è protettiva, Luca si rifugia nell’omosessualità per non tradirla con altre donne, così diventa l’oggetto sessuale di un uomo più adulto (la storia raccontata è ai limiti della pedofilia), si sente colpevole, sporco, difettoso. E poi il lieto fine: incontra una donna, se ne innamora perché con lei c’è dialogo, non solo sesso, e abbandona la via della perdizione. La storia di Luca è quella di una guarigione, di un uomo che prende le distanze da un mondo degenere e immorale.

È molto pericoloso lasciare che certi individui affrontino determinate tematiche con tanta negligenza e sfrontatezza. Che si tratti di una canzone o di una battuta, il rischio è che passi un messaggio sbagliato. Nel caso di Luca, il concetto è lapalissiano: non è più gay, ce l’ha fatta, adesso è dall’altra parte, dove stanno i giusti. Il brano racconta una storia fitta di eventi, ma senza alcuna indagine psicologica: Luca, dunque, è gay e mortifica la propria sessualità per inseguire l’accettazione della società in cui vive?

Lo fa per non sentirsi in difetto rispetto alla normalità a cui ha scelto di aderire? È bisessuale e vive dapprima una relazione con un uomo e poi con una donna? Oppure, più semplicemente (e pericolosamente, per il messaggio che ne deriva), si convince di poter guarire dall’omosessualità, così da vivere in coerenza con le proprie convinzioni religiose e in pace con la società in cui abita? Insomma, non si sa cosa sia Luca, ma una cosa è certa: gli basta incontrare una donna per smettere di essere gay, come se l’omosessualità si spegnesse con un interruttore.

Un brano ambiguo, caratterizzato da elementi che raccontano la relazione omosessuale come qualcosa di deprecabile, squallido, malato. Un brano che nasconde, peraltro in maniera grossolana, una soffocante omofobia.

Insomma, Luca ha smesso di fare le pulizie, è salvo, per sua fortuna. Mentre noi, purtroppo, non siamo ancora salvi dall’omofobia, dal maschilismo e dal sessismo di Povia.

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Nato a Zurigo nel 1991, di origini siciliane ma romano d'adozione, Basilio Petruzza è uno scrittore e blogger. Ha pubblicato tre romanzi e ha un blog. È laureato in Lettere, indirizzo Spettacolo, ed è appassionato di televisione e musica.