Fedez e Chiara Ferragni

Ettore Ferrari / ANSA

Fedez e Chiara Ferragni: ma chi l’ha detto che il bene si fa in silenzio?

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Diciamolo subito, senza remore: chi ha inventato la leggenda secondo cui il bene andrebbe fatto in silenzio è in malafede. Se si osserva il ritorno di visibilità che ottiene chi compie un’azione benefica, piuttosto che il bene stesso, non è il benefattore a doversi vergognare, ma chi gli punta il dito contro. In ogni caso, i veri vincitori, se è lecito parlare di vincitori in una fase delicata e controversa come quello che stiamo vivendo, sono Fedez e Chiara Ferragni, che hanno svolto al meglio la loro parte: sono stati degli ottimi comunicatori. E il bene che hanno fatto, vero, tangibile ma non per questo esente da critiche, l’hanno sbandierato ai quattro venti. Per fortuna.

Fedez e Chiara Ferragni: la beneficenza non è un dovere

All’inizio dell’emergenza Coronavirus, prima di chiunque altro, Fedez e Chiara Ferragni hanno donato una cospicua somma all’Ospedale San Raffaele di Milano e hanno avviato una raccolta fondi per rafforzarne il reparto di terapia intensiva. Con il loro impegno concreto, sono stati raccolti milioni di euro, tanto che la loro si è rivelata la più grande raccolta fondi d’Europa su Gofundme. Non solo: sono riusciti a sensibilizzare la gente comune e a creare una vera e propria catena di solidarietà che ha coinvolto tanti volti noti del nostro showbiz.

Fedez e Chiara Ferragni, in sintesi, hanno fatto al meglio il loro mestiere, che è quello di comunicare. Fedez nasce come rapper, la Ferragni come influencer, ma – se c’è un punto in comune tra questi due ruoli così apparentemente distanti e inconciliabili – è proprio il fatto di avere entrambi un enorme potere comunicativo. Un potere che, evidentemente, bisogna saper maneggiare. Fedez e Chiara l’hanno fatto al meglio e oggi, che l’emergenza Coronavirus sembra stia lentamente rientrando, possono essere considerati, a buon diritto, i personaggi di spicco di questo doloroso periodo di pandemia. Due personaggi giovani, sensibili, intelligenti, perspicaci e pragmatici.

Stabilito che Chiara Ferragni e Fedez non erano tenuti a fare assolutamente nulla, ma si sono impegnati per dare un aiuto concreto a chi ha vissuto mesi di difficoltà, le polemiche che li hanno travolti dicono molto poco sul loro impegno, ma rivelano quanto livore ci sia intorno a due giovani colpevoli, a detta di qualcuno, di aver sfruttato l’emergenza Coronavirus per mera visibilità.

Il bene non si fa in silenzio

La beneficenza si fa in silenzio? Assolutamente no, per vari motivi: innanzitutto perché – insieme – Fedez e la Ferragni hanno oltre trenta milioni di follower, questo vuol dire che hanno un potere comunicativo enorme, com’è enorme l’eco di un loro appello o messaggio; pochi altri possono vantare un numero di seguaci così alto. Non solo: dopo il loro esempio, sono partite campagne di raccolta fondi per tutti gli ospedali d’Italia, a dimostrazione del fatto che la condivisione, se fatta bene, è un’arma potente e inarrivabile. In ultima analisi, se il ruolo dell’influencer è quello di farsi portavoce di uno stile di vita e ha lo scopo ben preciso di “influenzare”, quale occasione migliore per svolgere pienamente la propria attività e coinvolgere tutti in una azione benefica?

Insomma, nonostante una larga fetta di italiani, di fronte a un gesto così importante e significativo, abbia polemizzato, con accuse inutili e dannose, che hanno rischiato di spostare l’attenzione da un gesto che, per qualsiasi motivo sia stato fatto, conta solo che sia stato fatto, Fedez e Chiara sono andati avanti per la loro strada. Ne hanno tratto vantaggio? Certamente sì, visto che dominano la classifica di Sensemakers, basata sui dati di Sharablee: la graduatoria, riportata da Prima comunicazione, misura le interazioni come like, commenti e condivisioni su Facebook, Instagram, Twitter e YouTube e vede i Ferragnez al primo posto.

Dunque, continuare a ripetere che il bene si debba fare in silenzio e che a Chiara e Fedez interessi solo la visibilità, significa essere intenzionalmente in cattiva fede, vuol dire rivelare la propria pochezza, non la loro. Puntare il dito, denigrare e sminuire l’impegno degli altri, cercare il marcio ovunque sono atteggiamenti distruttivi e, senza mezzi termini, ignoranti. Atteggiamenti che rallentano, indeboliscono, sfiancano e creano un clima di sospetto, mentre l’attenzione di tutti dovrebbe essere rivolta in una direzione soltanto.

Che piaccia o no, Fedez e la Ferragni continueranno a fare quel che fanno, perché sanno farlo bene. Agli altri rimarrà la possibilità di sminuirli per renderli inoffensivi ai propri occhi, nient’altro.

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Nato a Zurigo nel 1991, di origini siciliane ma romano d'adozione, Basilio Petruzza è uno scrittore e blogger. Ha pubblicato tre romanzi e ha un blog. È laureato in Lettere, indirizzo Spettacolo, ed è appassionato di televisione e musica.