Fedez con lo smalto

Se un uomo che mette lo smalto è gay, un uomo che lo pensa è cretino

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I fatti: Fedez e Chiara Ferragni hanno pubblicato uno scatto in cui mostrano le loro unghie smaltate con un nail art abbinato. Immediata la reazione del web, che ha tacciato il rapper di essere gay e di doversi vergognare perché è un marito e un padre di famiglia. Udite bene: nel 2020, in Italia, domina ancora una mascolinità tossica fatta di stereotipi, secondo cui un uomo eterosessuale, specie se è sposato e ha figli, non può fare certe cose, altrimenti è automaticamente gay, termine usato impropriamente in senso denigratorio, per definire un maschio che tradisce un certo prototipo di uomo etero.

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Fedez, lo smalto e l’Italia retrograda

È bastata una foto, delle unghie smaltate e Fedez è stato immediatamente marchiato come gay. A scanso di equivoci, non è il termine gay a rappresentare il nodo della questione, ma il fatto che molti credano che sia da considerarsi un insulto: gay è il contrario di eterosessuale e eterosessuale, per tanti, definisce l’uomo come essere dominante nella società. Questo tipo di pensiero si rifà al concetto di mascolinità tossica a cui accennavo prima. In psicologia, si fa riferimento a delle regole culturali sulla mascolinità che vincolano il maschio entro certi stereotipi: il maschio non piange, non indossa determinati capi d’abbigliamento, non fa alcuni lavori considerati femminili, dunque non si occupa delle faccende domestiche. Il concetto di toxic masculinity è stato introdotto negli anni Ottanta dallo psicologo americano Sheperd Bliss.

Ecco le parole di Guido Giovanardi, dottore di ricerca nel dipartimento di Psicologia dinamica e clinica dell’Università La Sapienza di Roma, a proposito della mascolinità tossica:

La mascolinità diventa tossica quando è cristallizzata su un ruolo di genere in cui il maschile può essere solo ciò che non deve essere. Il concetto si avvicina a quello della malinconia di genere teorizzato da Judith Butler, ovvero la presenza, nella nostra società, di una matrice che polarizza fortemente i generi cui attribuisce una serie di proibizioni. Il maschile non può essere fragile, vulnerabile così come il femminile non può essere forte. Esiste uno studio condotto in quindici Paesi diversi sulle rappresentazioni del maschile e del femminile che ha trovato ovunque ricorrenze del femminile come vulnerabile, facile preda di un maschile predatorio. Il maschile invece viene rappresentato sempre esploratore di un mondo a sua disposizione.

L’importanza di abbattere la mascolinità tossica

C’è ancora tanto da fare per abbattere certi cliché, ma è fondamentale farlo, specie perché la mascolinità tossica rappresenta innanzitutto un limite per l’uomo stesso, costretto ogni giorno a dimostrare una virilità esasperata. L’essere umano di sesso maschile che non deve fare la «femminuccia» è semplicemente un uomo intrappolato in certe costrizioni sociali che lo vogliono forte, prestante, coraggioso, «con le palle» (da qui l’agghiacciante definizione di «donna con le palle» per definire una donna coraggiosa, dunque con caratteristiche maschili, perché il coraggio è considerato, appunto, prerogativa dell’uomo).

In buona sostanza, il maschile e il femminile non dovrebbero mai avere un valore di merito, ma ognuno – indipendentemente dal proprio genere – dovrebbe poter esprimere se stesso. Se un maschio piange, non è una femminuccia, perché il pianto non è una prerogativa delle donne. Se una femmina ha un carattere determinato e risoluto, non è un maschiaccio, perché la determinazione e l’intraprendenza non sono prerogative degli uomini. Vincere la mascolinità tossica significa dare a tutti la possibilità di vivere seguendo un solo imperativo, ossia quello di non tradire mai la propria unicità, che non deriva dall’essere maschi o femmine.

C’è tanto da fare, ma il primo passo potrebbe essere proprio quello di non considerare meno uomo un ragazzo che ha scelto di smaltarsi le unghie. Perché, se un uomo con lo smalto è automaticamente gay, un uomo che lo pensa è automaticamente ignorante. 

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Nato a Zurigo nel 1991, di origini siciliane ma romano d'adozione, Basilio Petruzza è uno scrittore e blogger. Ha pubblicato tre romanzi e ha un blog. È laureato in Lettere, indirizzo Spettacolo, ed è appassionato di televisione e musica.