Alfonso Signorini e il papà di Giacomo Urtis

Gf Vip: caro Signorini, l’omosessualità non è una scelta e il papà di Urtis non è un buon esempio

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Quello che è successo al Gf Vip tra Alfonso Signorini, Giacomo Urtis e il suo papà voleva essere una bella pagina di televisione, invece si è rivelato l’ennesimo fiasco di un’edizione del reality che fa acqua da tutte le parti.

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Caro Signorini, essere gay non è una scelta

Partiamo da una premessa a quanto pare necessaria: essere gay non è una scelta. Sembra assurdo doverlo sottolineare ed è inconcepibile il fatto di doverlo spiegare a un uomo omosessuale (Signorini, in questo caso), ma lo ripetiamo: nessuno sceglie di essere quel che è. Nessun etero sceglie di essere etero, conseguentemente nessun omosessuale sceglie di essere omosessuale. Nessun orientamento è una scelta.

Com’è possibile che, nel 2021, sia ancora necessario dover sottolineare un fatto ovvio come questo? Eppure, in una trasmissione che conquista oltre tre milioni e mezzo di persone (per ben due volte a settimana), c’è un conduttore gay che dice ripetutamente che l’omosessualità è una scelta che va rispettata. Viste queste premesse, il confronto tra Giacomo Urtis e suo padre, che non ha mai accettato l’omosessualità del figlio, non poteva che rivelarsi un disastro. E così è stato.

Giacomo Urtis e suo padre: il confronto

Fatta questa premessa, possiamo parlare di quel che è avvenuto in trasmissione: Alfonso Signorini ha fatto una sorpresa a Urtis, permettendogli di incontrare i suoi genitori. Prima, però, ha raccontato la storia del chirurgo estetico: l’uomo ha vissuto parecchie relazioni eterosessuali prima di ammettere a se stesso di non essere felice e di affrontare la propria famiglia. Ecco il racconto di Signorini:

Con tua mamma siete molto complici, mentre con il tuo papà hai un rapporto un po’ irrisolto. Ti aveva detto che la tua potesse essere una malattia, che non si poteva essere gay.

Gli fa eco Urtis:

Lui non vuole che io sia io. Non mi ascolta, non sente.

Dunque, dopo un primo, felice incontro con sua madre, Giacomo si trova faccia a faccia con suo padre, il quale gli rivolge queste parole:

Sono contento che stai bene. Questa è una bella esperienza, tanti amici, tante belle ragazze.

Interrogato sul perché sia così restio ad accettare il figlio e la sua omosessualità, Urtis senior ha spiegato:

Non sono chiuso, ma la famiglia per me è tutto. Si tratta della base della sopravvivenza della specie. Avrei voluto che lui continuasse la specie umana.

Il papà di Giacomo Urtis non è un buon esempio

Alla fine, dunque, Urtis e il suo papà si sono abbracciati, anche se l’uomo è rimasto fermo nella sua posizione: per lui, infatti, ciò che conta è la sopravvivenza della specie e Giacomo, in quanto gay, non può garantirla. L’incontro, che – almeno nelle intenzioni – aveva l’obiettivo encomiabile di riavvicinare Urtis junior e senior, si è rivelato un totale fallimento: da parte del padre non c’è stata alcuna volontà di accogliere il figlio e di rispettarlo per quel che è. L’ha semplicemente abbracciato, ma il rispetto è un’altra cosa.

Siamo nel 2021, ma purtroppo è ancora necessario sottolineare delle cose che dovrebbero essere ovvie:

  • L’omosessualità non è una scelta.
  • I figli non sono una proprietà dei genitori e non vengono al mondo per essere quello che i genitori vogliono.
  • Mostrare chiusura verso un omosessuale non è libertà di pensiero, ma ignoranza.
  • Giustificare il padre dicendo «È soltanto un uomo che vuole diventare nonno» significa non rispettare la natura e la verità di un ragazzo che non è venuto al mondo per realizzare i sogni del padre, ma per essere se stesso.
  • La frase «È un grande papà perché è andato in trasmissione» ha il sapore amaro di una concessione, come se Giacomo Urtis fosse una persona indegna e il padre gli concedesse la propria presenza come fosse un benefattore.
  • Dire «L’ha anche abbracciato!» sa ancora una volta di elemosina: cosa avrebbe dovuto fare, non toccare il figlio perché è gay?
  • La frase «Non si può imporre la propria scelta a un padre, ci sta che lui non sia d’accordo» presenta più di un errore: l’omosessualità non è una scelta, l’abbiamo detto, ma non solo, l’omosessualità non è qualcosa con cui un padre (o chiunque altro) debba essere d’accordo. Ogni persona va rispettata per quel che è e giudicata per quel che fa, non viceversa.

Siamo davvero ancora ridotti così? A quanto pare sì.

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Nato a Zurigo nel 1991, di origini siciliane ma romano d'adozione, Basilio Petruzza è uno scrittore e blogger. Ha pubblicato tre romanzi e ha un blog. È laureato in Lettere, indirizzo Spettacolo, ed è appassionato di televisione e musica.