Vittoria Puccini

Vittoria Puccini / ANSA: Matteo Nardone

La Fuggitiva, Vittoria Puccini: «Mia madre è morta di cancro giovanissima»

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È davvero un periodo d’oro per Vittoria Puccini, stasera in TV come protagonista de La Fuggitiva, l’action-thriller che sta tenendo l’Italia con il fiato sospeso. Finalmente un momento felice, dopo la scomparsa della madre per una grave forma di cancro, a cui erano seguiti lunghi mesi di lutto e preoccupazioni.

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Vittoria Puccini: «È un dolore a cui non ci si abitua mai»

La mamma di Vittoria Puccini, Laura Morozzi, era un’insegnante di scuola elementare: una donna sempre attiva ed energica, a cui l’attrice fiorentina era profondamente legata e a cui si affidava sempre per un confronto e un consiglio. È il 2 settembre 2011 quando la Puccini viene raggiunta al Festival del Cinema di Venezia dalla terribile notizia che alla madre è stata diagnosticata una forma molto aggressiva di tumore al seno, che la porterà via a soli 59 anni:

Quando accadono questi traumi si crea un vuoto che non si riesce ad accettare: non è possibile elaborarlo del tutto, ma ho capito che è giusto concentrarsi sul bene che mi ha dato, è un modo per dare senso alla sua vita. Ma è un dolore a cui non ci si abitua mai.

L’importanza della prevenzione

La forma di tumore che ha colpito la madre di Vittoria Puccini tende a essere ereditaria. E, oltre al dolore dovuto alla perdita, l’attrice ha anche dovuto affrontare una serie di esami diagnostici per scongiurare la possibilità di ammalarsi;

Mia madre è morta di cancro quando aveva 59 anni. Già allora una dottoressa amica me lo disse: fai le analisi, perché hai altri casi nell’asse ereditario, ed è aggressivo. Ma io avevo altro di cui preoccuparmi: andare avanti. […] Sono andata, l’ho fatto anche per mia figlia. […] Sono state settimane interminabili e inquiete. Ero in vacanza quando mi è arrivata la telefonata. Buone notizie, urlo liberatorio.

Sottolineando l’importanza della prevenzione come prima arma di difesa contro i tumori, Vittoria Puccini ha riportato anche il coraggioso esempio di Angelina Jolie, costretta addirittura a sottoporsi a una doppia mastectomia:

Dove i più si erano sempre arrampicati in perifrasi come “male oscuro”, “malattia incurabile”, lei trovava il coraggio di chiamarlo per nome, uno solo, il suo: “cancro”. E parlandone pubblicamente, consegnandolo all’umanità, lo rendeva già più chiaro e curabile. Si era fatta asportare i seni per prevenire il rischio di sviluppare quel cancro che era stato fatale per sua mamma, sua nonna e sua zia. Lei le analisi le aveva fatte, scoprendo di avere la mutazione del gene Brca1 e Brca2, che per gli oncologi significa portare in corpo una predisposizione forte di ammalarsi al seno e alle ovaie.

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