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Chiamami ancora amore è una storia vera? Ecco chi ha ispirato la trama

La trama della nuova fiction di Rai Uno, Chiamami ancora amore, sulla fine tormentata del matrimonio di Anna e Enrico si basa su una storia vera? Scopriamo cosa ha rivelato l’autore sui reali protagonisti della serie…

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Chiamami ancora amore, trama: di cosa parla?

Nella prima puntata di Chiamami ancora amore i telespettatori hanno iniziato a prendere confidenza con Anna e Enrico, protagonisti di una storia d’amore e di un matrimonio in rovina.

La storia, alla base della nuova fiction Rai, gira intorno al percorso di una coppia come tante e di una famiglia che vive ”il lutto” dell’amore che si affievolisce, fino a diventare il suo opposto. Nella dinamica della trama, molti flashback raccontano gli esordi dell’amore di Anna e Enrico. La coppia, inoltre, ha un figlio, Pietro, che diventerà il nucleo della questione e delle discussioni. Nella guerra tra i due, dunque, irrompe un’assistente sociale Rosa Puglisi che deve valutare le loro capacità genitoriali messe a rischio dalle guerre interne e conseguenti al divorzio.

La seconda puntata di Chiamami ancora amore avrà come fulcro, infatti, le indagini di Rosa che si soffermeranno sull’integrità di genitori di Anna e Enrico. Proprio nella seconda puntata di Chiamami ancora amore, sarà possibile scoprire un dettaglio ispirato alla storia vera dell’autore della fiction, che ha prestato la sua esperienza alla trama. Scopriamo di cosa si tratta.

Quella di Anna e Enrico è una storia vera?

La trama di Chiamami ancora amore e la storia di Anna e Enrico, ex coppia in profonda crisi, si ispira ad una storia vera! A renderlo noto è l’autore Giacomo Bendotti. L’autore della serie ha rivelato che l’ispirazione è nata da una storia vera, o meglio da un frammento della sua vita privata e della sua storia matrimoniale. Ecco l’aneddoto (che ritroveremo nella seconda puntata di lunedì 10 maggio):

Dovrei mettere una telecamera nascosta qua dentro‘ pensai un giorno. Qua dentro era la cameretta di mia figlia, che aveva poco più di un anno. Ciò che volevo spiare era il comportamento della mia compagna, sua madre, per capire se sapesse giocare con lei. Fu un pensiero fugace, di cui mi vergognai un attimo dopo averlo formulato, ma era l’evidente frutto della difficoltà che stavamo vivendo, sopraffatti dalla stanchezza, dalla mancanza di sonno, dalle insicurezze di entrambi.

Eravamo maldestramente alle prese con una complessità nata insieme a nostra figlia. Le forbici che avevano reciso il cordone ombelicale, non avevano separato la madre e la neonata, che continuarono per mesi a essere un unico corpo. Separavano invece gli amanti. Noi due dovevamo fare spazio, nel mezzo, a una terza persona, che ci avrebbe definito per sempre come genitori e che ci avrebbe costretto a ridisegnare il nostro rapporto

L’autore, dunque, ha spiegato che la trama di Chiamami ancora amore è nata per raccontare quel delicatissimo momento di transizione e trasformazione personale, che ogni coppia affronta quando arriva un figlio. La creazione paziente di nuovo equilibrio ha bisogno di cure, altrimenti rischia di condannare un rapporto al suo epilogo:

È un momento di trasformazione e di conflitto. Il punto di convergenza di due storie famigliari, di due diverse educazioni, di due separati bisogni di affermazione e riparazione. È il momento in cui ci ritroviamo inaspettatamente a rimproverare all’altro di essere come suo padre o sua madre. Una prova che ci obbliga a rifondare il patto amoroso o a distruggerlo.

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Figlia degli anni Novanta, cresciuta negli anni Zero. Risultato? Un ibrido, a tre schermi e più tastiere, ma con le radici di carta. Appassionata di Gossip, Moda e Spettacolo.
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