fedez mille trans

Fedez, video di Mille, scoppia la polemica: «Lavoro da incubo, urlavano “trans”!»

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin

Fedez, Achille Lauro e Orietta Berti hanno fatto uscire giusto ieri il loro nuovo singolo, Mille. Ma questo ha creato non poche polemiche: nel videoclip ufficiale della canzone, infatti, compaiono due note Drag Queen, Paola Penelope ed Eva Paradise. La prima delle due, giusto ieri sera, si è lasciata andare a un lungo sfogo invocando l’aiuto di Fedez. Ma cosa è successo?!

Leggi anche: Fedez e Chiara Ferragni cambiano casa: addio City Life, dove andranno a vivere?

Fedez e le polemiche per il video di Mille

Paola Penelope ha parlato di mancanza di professionalità e sensibilità da parte di alcune persone che hanno lavorato al progetto di Mille. La Drag si è rivolta direttamente a Fedez facendogli sapere tutto quello che è avvenuto in sua assenza: sembra che oltre a vari cambi di programma e slittamenti di orario, un membro dello staff abbia chiamato le due Drag Queen, trans. Ecco le parole di Paola nella lettera aperta al rapper:

Caro Fedez.
Come sai sono stata ingaggiata per girare il tuo video clip “Mille”.
Credo tu debba sapere cosa è accaduto durante la tua assenza, così da decidere con chi lavorare in futuro. Ho provato a scriverti attraverso i tuoi canali social ma, ovviamente, con tutti i messaggi che ricevi ogni giorno credo sia molto difficile leggere e gestire tutto. Quando ho ricevuto la chiamata ero felicissima che un cantante famoso, e che ultimamente si è molto speso per la comunità LGBT, avesse pensato ad utilizzare la figura delle Drag Queen in un grande progetto, non solo per dare colore ma anche per l’aspetto sociale che rappresentiamo e che spesso viene dimenticato. Devo dirlo fuori dai denti: sono stati due giorni di lavoro da incubo!

E ancora, nella lettera rivolta a Fedez, la Drag Queen ha detto:

Premetto che le Drag Queen avrebbero dovuto far parte della band e delle damigelle, ma è ormai evidente che non è stato così; cercherò di spiegare “brevemente” i motivi: Il primo giorno le drag queen sono state convocate alle ore 12:00, e come indicato eravamo pronte dalle 15:30; alle 19:00 io ho girato una scena con Achille Lauro e alle 20:00, insieme alla mia collega, una scena corale in cui dal centro siamo state passate alle estremità. Alle 21:30 siamo andate a casa. È vero, nel cinema ed in generale in questo mondo è tutto molto lungo, le scene possono mutare in base alla creatività del regista e le attese sono estenuanti, ma mi è sembrato da subito alquanto strano il nostro utilizzo. A fine giornata ho parlato immediatamente con il nostro referente per capire meglio e per comunicare che se la nostra presenza fosse fuori contesto (come mi era sembrato) avremmo potuto anche non tornare il giorno seguente, ma ci è stato assicurato che il giorno successivo avremmo girato le nostre scene.

Paola Penelope ha aggiunto:

Il secondo giorno dovevamo essere pronte alle 9:30, quindi ci siamo svegliate all’alba per truccarci visto che la convocazione era alle 7:30 e temevamo di non ultimare la preparazione in sole due ore; sfortunatamente, però, il “giochino” è stato lo stesso: alle 12:30 siamo state chiamate a bordo piscina ma, improvvisamente, qualcuno ha deciso di spostarci sulla terrazza.

Infine la Drag, nella lettera a Fedez, dichiara:

Allo stop di questa scena “colossale” sentiamo l’aiuto regista dire al megafono “Dite alle trans di mettersi all’ombra”; la mia reazione, ovviamente, è stata tempestiva ed ho detto subito ”Ok, vado a casa. Arrivederci!”.  Intendiamoci, essere chiamata “trans” non è un’offesa, anzi, ma lì ho avuto la certezza che la regia non avesse la consapevolezza della figura della Drag Queen e che la nostra presenza non avesse alcun senso. Decido di abbandonare il set, vado in camerino per struccarmi, e arriva subito l’aiuto regista a scusarsi dell’accaduto dicendo che dalla terrazza avevamo sentito male. Ho tentato di spiegare più volte che non mi ero offesa per la parola trans, ma che avevo finalmente avuto la certezza che stavamo solo perdendo tempo e che se volevano un trapezista era inutile chiamare un domatore di leoni; parole inutili, perchè era evidente che le mie spiegazioni non fossero recepite. Successivamente, vista la mia scelta ormai inderogabile di voler andare via, arriva il produttore in camerino che mi spiega il suo punto di vista riguardo la scelta etica delle drag queen e mi chiede di restare perché, nel pomeriggio, avremmo girato la nostra scena. Decido di rimanere, anche con qualche senso di colpa per aver dubitato della loro buona fede, e alle ore 17:00 ritorniamo sul set. Indovina? Nonostante tutto, riviviamo nuovamente la situazione del primo giorno: in mezzo a 40 persone, dal centro passiamo ai lati. Ecco il valore aggiunto: il valore del nulla, e probabilmente fare i fighi. Per aver messo due drag queen in “controluce” in un video che in estate vedranno 60/90 milioni di persone.
Credo di aver commesso io l’errore di aver accettato in virtù del tuo nome un lavoro senza aver regolarizzato, se non verbalmente, il mio ingaggio; a fine riprese, infatti, non avendo firmato alcun contratto e liberatoria e non avendo svolto il ruolo per cui sono stata chiamata, ho deciso e richiesto di essere cancellata dal progetto, ma è proprio qui che c’è stato il picco di delirio di onnipotenza da parte dei tuoi collaboratori.

Paola Penelope chiede l’aiuto del rapper e di un avvocato

La Drag Queen Paola Penelope non si è solamente appellata all’aiuto di Fedez, ma anche a quello di un avvocato:

Senza entrare nei dettagli, voglio solo dirti che ho dovuto avvalermi dell’assistenza di un legale. Ho deciso di trovare una soluzione solo perché sono una persona corretta. Ho voluto evitare problemi legati all’impossibilità di utilizzare la mia immagine in caso di mancanza di liberatoria. Ma ancora sono scossa per tanta mancanza di professionalità, sensibilità e rispetto. Ognuno può fare ciò che vuole, ma personalmente se avessi saputo da il trattamento riservato, non avrei mai accettato.
Questa è la triste storia della mia esperienza nel tuo video, caro Fedez. Per difendere i diritti di un’enorme comunità, come quella LGBT non basta esporsi pubblicamente in tv. Bisogna farlo ogni giorno, anche nel quotidiano, anche scegliendo uno staff che ci rappresenti. Le battaglie che noi dobbiamo affrontare quotidianamente per l’accettazione e la normalizzazione del pensiero comune altrui, sono molte, e partono dai piccoli gesti. Come quello di rispettare ogni lavoratore e dare valore ad un figura come la nostra che ancora oggi è oggetto di scherno e mortificazione.

Infine, concludendo la lettera a Fedez, la Drag ha detto:

Spero che quanto accaduto sia per te, come lo è stato per me, fonte di esperienza. E che per le tue prossime produzioni scelga con maggiore attenzione i collaboratori da cui decidi di circondarti. Perché agire nel quotidiano vale più che l’esposizione mediatica.
Concludo sperando che tu, in futuro, possa avvalerti di #MILLE altri collaboratori!

Per il momento il rapper non ha ancora risposto al lungo sfogo di Paola, ma siamo certi che lo farà. Qui sotto, comunque, vi lasciamo il videoclip del brano:

Segui già DonnaPOP su Instagram? Clicca QUI per rimediare!

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin
Classe 1992, grazie ai pomeriggi passati insieme alla nonna a guardare i talk show degli anni Novanta, si è appassionata al gossip e alla tv