Marcell Jacobs - padre

Marcell Jacobs – padre

Marcell Jacobs, chi è suo padre? In che rapporti sono oggi? Foto e curiosità

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In questi giorni si parla molto di Marcell Jacobs e di suo padre. Ma cosa sappiamo davvero dell’atleta e della sua storia familiare?

Marcell Jacobs ha vinto l’oro olimpico nei 100 metri alle Olimpiadi di Tokyo 2020 stabilendo, coi suoi 9’80, un nuovo record: è lui l’uomo più veloce del mondo! Nato in Texas ma cresciuto a Desenzano del Garda, il campione ventiseienne porta con sé una dolorosa ferita inferiore che, nel tempo, ha cercato di curare. Si tratta del difficile rapporto col padre. Scopriamo insieme cosa sia successo e che in rapporti stiano oggi.

Leggi anche: Olimpiadi Tokyo 2020, Marcell Jacobs: dove vive l’atleta più veloce del mondo?

Marcell Jacobs, chi è suo padre?

Marcell Jacobs, chi è suo padre? Il neo-campione olimpico ventiseienne è nato a El Paso, Texas, il 26 settembre del 1994. La mamma Viviana, veneta, ha conosciuto il papà di Marcell quando l’uomo, ex militare dell’Us Army, era di stanza a Vicenza per poi seguirlo in America e mettere su famiglia con lui. Qualcosa, però, ha infranto questo sogno e a spiegarlo è proprio Marcell in una recente intervista al Corriere della Sera (pubblicata prima del trionfo alle Olimpiadi di Tokyo 2020):

Mio padre, da bambino, non lo ricordo. Dal momento in cui con mamma siamo rientrati da El Paso, è cominciata la nostra personalissima sfida a due. A scuola ero in difficoltà. Disegna la tua famiglia, mi diceva la maestra: io avevo solo mia madre da disegnare e ci soffrivo. Chi è tuo papà, mi chiedevano gli amici da ragazzino: non esiste, rispondevo, so a malapena che porto il suo nome. Per anni ho alzato un muro. E quando mio padre provava a contattarmi, me ne fregavo.

 Marcell Jacobs: in che rapporti è oggi con suo padre?

Marcell Jacobs, l’uomo più veloce del mondo, è cresciuto a Desenzano del Garda solo con la mamma da quando il padre ha deciso di abbandonare la famiglia. Se questo da bambino è stato un grandissimo dolore per lui, negli anni ha imparato a conviverci e, anzi, oggi afferma di essere riuscito, anche grazie alla terapia a fare i conti con il passato provando a recuperare il rapporto con padre con l’aiuto della tecnologia per accorciare le distanze (sia geografiche che linguistiche).

Ecco le sue parole:

Con mio padre non è ancora tutto risolto, però almeno con papà ora comunichiamo. Cioè, io copio e incollo: il traduttore di Google mi dà una mano quando non capisco. Lo so, lo so, dovrei rimettermi a tavolino a rispolverare la grammatica inglese: i termini li conosco, è che per paura di sbagliare mi paralizzo e sto zitto. Ora mi sento sbloccato. È incredibile la potenza dell’energia che si muove quando abbatti un muro. Lo odiavo per essere scomparso, ho ribaltato la prospettiva: mi ha dato la vita, muscoli pazzeschi, la velocità. L’ho giudicato senza sapere nulla di lui. Prima se una gara non andava bene davo la colpa agli altri, alla sfortuna, al meteo. Adesso ho capito che i risultati dipendono solo dal lavoro e dall’impegno.

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