Omicidio Diabolik - Fabrizio Piscitelli

Omicidio Diabolik, chi era il capo ultras della Lazio ucciso? Vero nome, età quando è morto, chi lo ha ucciso, indagini

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Il capo ultras della Lazio conosciuto con lo pseudonimo di Diabolik è stato ucciso nell’agosto del 2019, subendo quella che è fin da subito apparsa come una vera e propria esecuzione. Andiamo a conoscere meglio insieme tutti i dettagli di questa terribile vicenda.

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Omicidio Diabolik, chi era il capo ultras della Lazio ucciso?

Vero nome

Diabolik, il capo ultras della Lazio ucciso nell’agosto del 2019, all’anagrafe era Fabrizio Piscitelli, questo il suo vero nome.

Età quando è morto

Diabolik, il capo ultras della Lazio ucciso nell’agosto del 2019, è morto all’età di 53 anni a causa di un colpo di pistola alla nuca, all’altezza dell’orecchio sinistro. Una vera e propria esecuzione, avvenuta in pieno giorno al Parco degli Acquedotti, nella zona sudorientale di Roma.

Chi lo ha ucciso?

Diabolik, il capo ultras della Lazio ucciso il 7 agosto del 2019, è morto in circostanze che sin da subito hanno ricordato quelle di una vera e propria esecuzione, ma ancora non si conosce l’identità del colpevole né quella del mandante dell’omicidio. Il caso risulta, dunque, ancora irrisolto ma la capitale non dimentica il leader degli Irriducibili e all’anniversario della sua morte Roma si riempie di manifesti in sua memoria per chiedere a gran voce giustizia.

Indagini

Diabolik, il capo ultras della Lazio ucciso il 7 agosto del 2019, è morto in circostanze che sin da subito hanno ricordato quelle di una vera e propria esecuzione. Il caso risulta tuttora non risolto ma le indagini non hanno, per il momento, portato all’identificazione di un colpevole né di un mandante. La Squadra Mobile della polizia di stato e della Direzione Distrettuale Antimafia hanno aperto un fascicolo per omicidio volontario aggravato dal metodo mafioso.

Secondo gli inquirenti, quella di Piscitelli sarebbe stata un’esecuzione compiuta da un killer esperto, un “professionista”. Il capo ultras Diabolik aveva dei precedenti con la giustizia italiana: all’epoca della sua morte, risultava infatti indagato dall’Antimafia per sondare eventuali legami con i Casamonica nell’ambito del traffico di droga. Inoltre, il 25 settembre 2013 era riuscito a sfuggire agli arresti dell’operazione Castillos, ma fu poi preso un mese dopo: era sospettato di aver organizzato, insieme ad sei persone (alcune legate al boss Senese), l’importazione di centinaia di chili di hashish dalla Spagna.

Aveva ricevuto una condanna in primo grado quattro anni e mezzo. Nel 2015 era arrivata un’altra condanna in primo grado, contro lui e altri leader degli “Irriducibili”, per la tentata estorsione ai danni del presidente della Lazio, Claudio Lotito: i tifosi si erano resi responsabili di una serie di episodi di violenza e di minacce, ricorrendo anche a ordigni esplosivi, per costringere Lotito a cedere ad altri imprenditori le proprie quote della società, che sarebbe stata poi guidata dall’ex bomber biancazzurro Giorgio Chinaglia.

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