Omicidio Nada Cella, cosa è successo? Tutta la storia: età quando è morta, madre, sorella, Annalucia Cecere, novità, utime news

L'omicidio di Nada Cella resta ancora oggi uno dei casi di cronaca nera irrisolti: cosa è successo alla ragazza?

L’omicidio di Nada Cella è ancora oggi uno dei casi irrisolti che scuote di più gli animi di tutta Italia. La morte della giovane ragazza è avvenuta nel 1996, ma lo scorso anno il suo caso è stato riaperto e le indagini sono state riaperte a seguito della scoperta di nuove prove e intercettazioni negli atti. Ma cosa è successo?

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Omicidio Nada Cella: cosa è successo?

Il 6 maggio del 1996 Nada Cella è stata trovata agonizzante in Via Marsala a Chiavari a seguito di un’aggressione anonima nell’ufficio in cui lavorava. Ancora oggi non ci sono nomi e arresti per la morte della ragazza, ma i sospetti sono moltissimi. All’epoca del delitto, sul grande libro degli indagati, erano già stati citati diversi personaggi e possibili prove, come ad esempio una telefonata che ricostruisce gli eventi subito dopo l’aggressione a Nada Cella e soprattutto il ritrovamento di tracce di sangue su un vecchio scooter.

Annalucia Cecere

Nel 1996 venne indagata l’ex insegnante Annalucia Cecere, collegata all’omicidio per alcuni dettagli considerati poi irrilevanti per l’accusa. Oggi però nuovi elementi tornano a considerare il coinvolgimento della donna nel terribile omicidio di Nada Cella. La criminologa Antonella Pesce Delfino – insieme all’avvocatessa Sabrina Franzone – ha deciso di riaprire il caso, sottostando anche a diverse minacce di morte dalla signora Cecere.

La storia

L’omicidio di Nada Cella o – come rinominato dai giornali – l’omicidio di Via Marsala – è ancora oggi un caso irrisolto. La ragazza 24enne si era recata come ogni giorno a lavoro, completamente in orario. Il suo principale, invece, proprio quella mattina fece una decina di minuti di ritardo, che risultarono fatali per la sua giovane dipendente. L’aggressione a Nada, infatti, è da ricollegare fra le 08:50 e le 09:10 del mattino; confermato anche da alcuni vicini che hanno udito un tonfo sordo proprio attorno a quell’ora e hanno poi visto una donna sporca di sangue. Marco Soracco – commercialista e proprietario dello studio – non sentì immediatamente Nada Cella che era ancora viva e si accorse solo successivamente della ragazza agonizzante, dopo aver risposto a una chiamata di lavoro. Inizialmente si pensò a una caduta a seguito a un malore, ma fu subito chiaro che si trattò di ben altro. La scena del crimine viene compromessa dai soccorsi e dalla madre di Soracco, arrivata per pulire il sangue.

Le indagini

L’omicidio di Nada Cella ha presentato da subito grandi errori e grandi incongruenze, ma dopo 25 anni – grazie alla determinazione di Antonella Pesce Delfino e Sabrina Franzone – le indagini verranno riaperte. Dalla riletture degli atti processuali, infatti, sono emerse tantissime piste mai seguite; ecco cosa si leggeva sui giornali nel 1996:

Il palazzo dei ciechi e dei sordi: nessuno ha visto o sentito nulla.

Nonostante questo, però, per l’omicidio di Nada Cella ci sarebbero due testimoni oculari, ascoltati entrambi, che sosterrebbero di aver visto una donna con le mani sporche di sangue. Fra gli indagati, oltre ad Annalucia Cecere, anche Marco Soracco. Entrambi furono prosciolti.

Il movente

Annalucia Cecere, comunque, sarebbe nuovamente sul libro degli indagati: in casa della donna, infatti, vennero ritrovati dei bottoni simili a quello trovato sul corpo della giovane Nada. Inoltre, dopo ben 25 anni, un’intercettazione potrebbe aprire la strada a un nuovo filone di indagini: una chiamata telefonica da un anonimo diretta al numero di casa di Marco Sarocco, infatti, sarebbe un tassello importante per ricomporre tutta la storia. A quella telefonata rispose la madre del commercialista, che però disse di non ricordare il nome della donna dall’altra parte della cornetta. Nel corso della conversazione si faceva riferimento a un evento accaduto un paio di settimane prima e ad una donna di nome Anna. Ecco la trascrizione della telefonata:

Venivo giù in macchina da Carasco, l’ho vista che era sporca e ha infilato tutto nel motorino, io l’ho salutata e non mi ha guardato. È stato dico la verità 15 giorni fa, l’ho incontrata nel caruggio che andava alla posta non mi ha nemmeno guardato. È scivolata di là…

Su questa telefonata, il commercialista  e datore di lavoro di Nada, ha detto:

Credo che ritengano strano che mia mamma non conosca l’identità della misteriosa donna che ci fece quella lunga telefonata anonima resa pubblica in questi giorni dalla procura, si meravigliano che sia rimasta al telefono per sette minuti con una sconosciuta dimenticando che erano stati proprio loro a raccomandarci, in caso di telefonate anonime, di tenere al telefono l’interlocutore più tempo possibile.

Ma perché Annalucia Cecere avrebbe dovuto assassinare Nada Cella? Secondo alcuni testimoni c’entrerebbero le mire matrimoniali di lei. Sembra infatti che la ex insegnante fosse gelosa di qualche tipo di relazione fra la ragazza e Marco Soracco e che volesse prenderne il posto in ufficio. Ecco le parole dell’uomo sulla proposta della Cecere:

A rivelarci la proposta fu un’amica comune invitata a contattarci dalla Cecere, ovviamente non prendemmo neppure in considerazione quella richiesta visto il momento, oltretutto lei non aveva neppure le competenze per sostituire Nada dato che non aveva studiato ragioneria ma fatto studi magistrali e svolto solo lavori di pulizia.

Oggi la donna si è trasferita a Cuneo e ha cambiato vita, ma continua a reagire con aggressività alla possibilità che il caso Cella venga riaperto.

La madre e la sorella di Nada Cella

La madre di Nada Cella, la signora Silvana, ha recentemente dichiarato di continuare a vivere solamente per sapere cosa sia realmente successo a sua figlia. Sabrina Franzone – in un’intervista di Fanpage.it – ha dichiarato quanto segue:

Sono 25 anni che questa donna non molla, resta in vita perché vuole capire cosa sia accaduto a sua figlia.

La mamma di Nada ha sempre parlato di sua figlia, per evitare che potesse essere dimenticata:

Quando mi chiedevano di mia figlia ne parlavo con piacere perché non volevo che dimenticassero, e speravo sempre, quando vedevo i casi di omicidi irrisolti riaperti dopo anni, che qualcuno potesse farlo per Nada.

Lo scorso novembre, anche Daniela, la sorella di Nada Cella, ha rilasciato una dichiarazione a Chi L’ha Visto per parlare di ciò che è successo alla ragazza nel 1996:

Io chiedo agli abitanti di Chiavari ma in particolare a chi sa – perché io sono convinta che qualcuno sappia – che si faccia avanti, perché adesso si può fidare della squadra mobile di Genova, del magistrato, io li ho conosciuti, ho contatti con la squadra mobile, con una persona in particolare di cui mi fido e che in questi mesi mi ha aiutata ad andare avanti. Sono convinta che a Chiavari qualcuno sappia molto di più di quello che finora è stato detto. Io voglio credere che ancora ci siano brave persone.

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