Noi, This is us: il coraggio di raccontare una storia senza cattivi e senza eroi (recensione senza spoiler)

Ieri sera è andata in onda la prima puntata di Noi, il remake di This is us. Ecco la recensione a cura di Basilio Petruzza.

Ieri sera è andata in onda la prima puntata di Noi, il remake di This is us. Ecco la recensione a cura di Basilio Petruzza.

Ho visto tutte le stagioni di This is us, la versione originale di Noi, la serie televisiva in onda su Rai Uno con Lino Guanciale e Aurora Ruffino. Scrivo, quindi, cercando di mettermi nei panni non di chi, per snobismo o semplice “devozione” alla versione americana, ha criticato la fiction Rai, ma di chi – pur non avendo visto l’originale – è scettico e diffidente nei confronti di questa storia. Che è una storia semplice, eppure straordinariamente articolata, stratificata, insidiosa.

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Noi / This is us: una serie tv diversa

Noi è una serie tv senza cattivi, senza eroi e senza antagonisti. Persino il protagonista, Pietro (Jack Pearson in This is us), che emerge come un marito e un padre esemplare, è in realtà un uomo complesso, sfaccettato, segnato da ferite che fanno sangue a distanza di anni dal taglio che le ha provocate. 

È un uomo determinato, ma profondamente fragile, capace di amare in modo assoluto, ma con abissi tanto profondi da non vederne la fine. È un buono che sbaglia, un puro che è danneggiato, un uomo coraggioso che ha paura del proprio buio. Un uomo spaccato, un figlio offeso, un padre devoto, che vuole riscattarsi attraverso l’amore che sa di poter dare.  

Noi, dunque, è una serie senza cattivi, ma con cattivi sentimenti. Offesi, calpestati, mortificati, trattenuti e spesso taciuti. È una serie senza eroi, ma con persone comuni capaci di diventare migliori del dolore che hanno provato. È una serie senza antagonisti, perché ognuno dei personaggi fa ombra sulla propria luce

This is us / Noi: quando scompare la linea che separa bene e male

Ecco perché This is us, quindi Noi, è una serie diversa e non addomesticabile: il bene e il male non abitano su sponde opposte, non combattono l’uno contro l’altro, non esistono uno per volta. Si confondono, si cercano, si tradiscono. Si completano. E alla fine diventano indistinguibili.

This is us non ha un solo protagonista per cui fare il tifo, ma è una storia corale, un urlo di dolore, di rabbia e di riscatto a più voci, ognuna delle quali parla la lingua che ha imparato e chiede di essere ascoltata nell’unico modo in cui sa fare. Perciò c’è chi diventa vittima, chi carnefice, chi resta in un limbo di sentimenti consumati ma irrisolti, chi impara a bastarsi e chi – invece – lascia che la propria felicità dipenda da qualcun altro.

This is us, quindi Noi, è destabilizzante perché tifare per il bene dei suoi protagonisti significa passare attraverso il loro stesso male, quello di cui sono colpevoli, vittime e conseguenza: le cose non dette, i dolori non risolti, l’amore dato e fatto per istinto.

Ma è per lo stesso motivo che il pubblico di Rai Uno dovrebbe dare fiducia a Noi: questa serie è come la vita, spietatamente bella, ma anche complicata, disordinata, dolorosa. E, proprio come la vita, si spiega soltanto alla fine, perché nel mentre è impegnata a essere. A diventare e costruire. A vivere quello che siamo Noi.