Emanuele Scieri, chi era? Cosa gli è successo? Età quando è morto, Folgore, nonnismo, processo e ultime notizie

Il caso di Emanuele Scieri ha scosso l'Italia intera, ma cosa è successo al giovane Parà? Tutta la storia all'interno dell'articolo.

Il caso di Emanuele Scieri ha scosso l’Italia intera, ma cosa è successo al giovane Parà?

Leggi anche: Federico Aldrovandi: cosa è successo il 25 settembre del 2005? Età quando è morto, padre, testimone, poliziotti e tutta la storia

Cosa è successo a Emanuele Scieri?

Emanuele Scieri è un giovane militare di 26 anni, siciliano e laureato in Giurisprudenza. È arrivato da poco al centro di addestramento della Folgore di Pisa per il servizio miliare nella Caserma Gamerra, quando il 16 agosto del 1999 viene trovato morto ai piedi di una scala della struttura militare. La sua morte è avvenuta tre giorni prima, ma cosa è successo a Emanuele?

La ricostruzione

Secondo le indagini Emanuele Scieri – la sera del 13 agosto – sarebbe stato vessato e picchiato, subendo atti di nonnismo che ne hanno causato la caduta dalle scale, dove forse era salito per cercare riparo dagli altri commilitoni. Proprio nel giorno della sua scomparsa il giovane militare era stato trasferito nella Caserma di Gamerra e dopo aver sistemato le sue cose nella camerata, insieme ad altri colleghi, avrebbe fatto un giro nel centro di Pisa. Rientrato in Caserma attorno alle 22:15, Emanuele Scieri non ha risposto al contrappello delle 23:45. Gli altri militari riferiscono che sia tornato nella camerata, ma nonostante questo il giovane Parà viene dato per assente, come se non fosse mai rientrato nella struttura militare. A quell’ora, però, come poi stabiliranno le indagini, Scieri è già morto. Il suo cadavere rimane ai piedi della scala dalla quale è precipitato per ben 3 giorni.

emanuele scieri caserma corpo ritrovato

Il posto dove è stato rinvenuto il corpo di Emanuele Scieri

Nonnismo

Il caso di Emanuele Scieri viene inizialmente archiviato come incidente, ma nel 2017 la Procura di Pisa riapre l’inchiesta, sotto la supervisione di Sofia Amoddio. Nei giorni immediatamente successivi alla morte del giovane Parà, alcuni militari hanno suggerito che il ragazzo potesse essersi suicidato, ma i familiari e gli amici di Emanuele hanno sempre scartato questa ipotesi, così come quella del tragico incidente. Negli anni, infatti, il tema del nonnismo è riemerso diverse volte e diversi elementi sono stati portati a supporto di questa tesi. Ecco cosa si legge sui rapporti ufficiali:

C’era un clima di nonnismo e di un sistema di disciplina fuori controllo presente in quella caserma. Scieri sarebbe stato indotto a salire su una scala alta dieci metri, usata per asciugare i paracadute, da dove è precipitato in conseguenza degli atti di violenza e minaccia in atto.

Il 13 agosto del 1999, Emanuele Scieri è arrivato nella Caserma di Gamerra insieme ad altri settanta commilitoni, dopo aver passato un breve periodo di addestramento reclute alla Gonzaga di Scandicci. Alle 21:30, mentre si trovava in libera uscita con altri colleghi, il Parà aveva chiamato sua madre dicendole:

Stai tranquilla, sto passeggiando in Piazza dei Miracoli, davanti alla Torre Pendente, sto facendo il turista.

La Caserma Gamerra, a quel tempo, aveva un’area di 144mila metri con 35 palazzine e decine di aree per l’addestramento, il parcheggio e rimessaggio per vecchi materiali. Il nonnismo, come poi si scoprirà, non era certo una novità. Un anno prima, infatti, nel 1998, un alto ufficiale e già comandante del Battaglione Incursori del Co Moschin era stato rimosso dal suo incarico proprio perché sospettato di episodi di nonnismo.

Processo

Per l’omicidio di Emanuele Scieri sono stati giudicati con rito abbreviato il sottufficiale dell’esercito Andrea Antico e l’ex comandante della Folgore Enrico Celentano, insieme all’ex ufficiale di stato maggiore Salvatore Romondia. Il primo dei tre è stato accusato di omicidio, mentre gli ultimi due di favoreggiamento. Per i due caporali Alessandro Panella e Luigi Zabara, invece, sono stati processati con rito ordinario. Il Procuratore Alessandro Crini ha dichiarato:

Aspettiamo di leggere con attenzione e interesse le motivazioni di questa sentenza e alla fine valuteremo se e come procedere con il ricorso. Abbiamo investito tempo e risorse in questo processo e pur mantenendo il massimo rispetto nella funzione del giudice vogliamo capire quali sono state le sue argomentazioni che lo hanno portato ad arrivare a conclusioni diverse dalle nostre e solo dopo averle lette decideremo come muoverci. Abbiamo sentito centinaia di testi e riesumato anche la salma di Emanuele Scieri. Siamo convinti che questa sia solo una tappa di questa vicenda molto complessa e per la quale si arriva a un giudizio 22 anni dopo i fatti.

Il legale di Romodia, la dottoressa Barbara Druda, parlando della vicenda legata al suo assistito ha dichiarato:

Erano suggestioni, si è parlato tanto della famosa telefonata fatta dal mio cliente ma il contenuto di quella telefonata non è mai stato rivelato.

La famiglia di Emanuele Scieri, comunque, è più determinata che mai. Francesco, fratello del giovane Parà, ha detto:

Non ci fermeremo: resto convinto che tutti loro, in questa vicenda, un ruolo lo abbiano avuto e, anzi, inimmaginabile che non ce lo abbiano avuto. Ciò che fa più male è che i tre imputati per un fatto così grave possano farla franca.

Il processo per la morte del giovane Parà è ancora in corso.

Seguici su Instagram cliccando QUI!