Selvaggia Lucarelli, Clemente Mimun l’attacca: «Quando morì mia madre…», la risposta non tarda ad arrivare

Cosa è successo fra Selvaggia Lucarelli e Clemente Mimun? Il Direttore del TG5 ha dato una stoccata alla giornalista...

Selvaggia Lucarelli ha risposto a un duro attacco di Clemente Mimun, ma cosa è successo? Come sappiamo, la madre della giornalista è morta negli ultimi giorni e nonostante il momento di lutto, la giudice di Ballando con le Stelle è stata travolta dalle critiche per come sta gestendo il suo dolore.

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L’attacco di Clemente Mimun

Clemente Mimun, Direttore del TG5, su Twitter ha criticato aspramente la scelta di Selvaggia Lucarelli di presenziare a Ballando con le Stelle proprio il giorno della morte di sua madre. Così, sul social, l’uomo ha scritto:

Quando morì mia madre ‘speciale Tg1’ (di cui ero responsabile) non andò in onda.

La risposta di Selvaggia Lucarelli

Selvaggia Lucarelli non ha tardato a rispondere a Clemente Mimun e citando il suo tweet ha scritto di rimando:

Quando è morta la capacità di stare al proprio posto il tweet di Mimun è andato online.

Successivamente, poi, nella sua intervista al Corriere della Sera, la giornalista è tornata a parlare delle parole del Direttore del TG5:

Non capisco davvero che ragione ci sia di rivendicare la propria modalità di vivere il dolore. Sei migliore di me? Più sensibile? Più sintonizzato con la sofferenza? Ripeto: ognuno deve essere libero di viverla come desidera.

L’intervista

Tolte le parole di Mimun, la Lucarelli nella sua intervista del Corriere ha spiegato che di sua madre, purtroppo, oggi era rimasto solo il corpo. La donna da ormai anni lottava contro l’Alzheimer e per lei non era rimasto più nulla da fare. Le parole della giornalista:

Di lei ormai era rimasto solo il suo corpo, qualche sorriso, qualche sguardo in cui ci sembrava di scorgere un ricordo, un bagliore. Il vero addio è stato quando l’ho guardata negli occhi e ho capito che non mi riconosceva più, era malata da due anni di Alzheimer, è morta di Covid. C’è un enorme corto circuito: siamo così abituati alla strumentalizzazione del dolore trasformato in pochi secondi in rivendicazioni, posizionamenti e fertilizzante per il proprio brand che se uno osa lasciarlo in una stanza, senza esibirlo e sventolarlo, viene additato come cinico.

Sul dolore altrui non si può assolutamente sindacare; ognuno decide di viverlo a modo suo e nessuno si può dire così al di sopra da stabilire cosa sia giusto fare o non fare durante un periodo di lutto.

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