Monteiro

Interviste POP: Monteiro e la sua musica a colori (ma senza talent show)

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Monteiro, all’anagrafe Manuel Monteiro Mancini, è un giovane cantautore riccionese, nato da padre brasiliano e madre romagnola. Classe 1990, si avvicina alla musica molto presto e cresce attingendo sia dalle contemporanee sonorità estere che dalla bellezza del panorama musicale italiano. Ecco cosa ci ha raccontato in questa nostra chiacchierata.

Le parole di Monteiro

Partiamo dal tuo nuovo brano, Tulipani.

Tulipani è un brano che racconta un incontro speciale. Quando esci da una storia d’amore, pensi sempre che tutto vada per il verso sbagliato, in verità è proprio lì che arriva il bello, quando le cose cominciano a girare… «e alla fine puoi portarmi anche i tulipani»! È una canzone colorata, penso che in questo periodo storico avevamo bisogno di un po’ di allegria e spensieratezza.

Tulipani porta la firma e la produzione di un colosso della musica italiana, Saverio Grandi, autore tra i più stimati e apprezzati nel nostro Paese. Che esperienza è stata lavorare al suo fianco?

È stata un’esperienza magnifica, ma in quel momento mi sentivo piccolo piccolo ad aver al mio fianco, come hai detto tu, un colosso della musica italiana. Poi, in verità, ho scoperto che è una persona come noi, umile e veramente alla mano. Saverio ha tirato fuori la parte più bella che avevo dentro, capendomi pienamente, e l’ha trasformata in musica. Mi ritengo fortunato, anche perché siamo diventati amici e non è un fatto scontato.

Hai dichiarato: «Volevo smettere di fare musica, poi ho ritrovato la forza di non mollare»: cosa ti ha convinto a perseverare?

L’amore per la musica. In passato ho avuto difficoltà personali, un po’ dovute alla mia infanzia, un po’ perché sono una testa dura… mi creavo troppe aspettative e rimanevo deluso, quindi per più di un anno ho appeso la chitarra al muro. Oggi eccomi qua, ho scritto più di cento canzoni, sono dentro le cartelle dei miei Hard-Disk e sono pronto per farvele ascoltare!

Copertina di Tulipani, nuovo singolo di Monteiro

Tu ti definisci un “polistrimpellatore”: da dove nasce questa definizione?

Nasce dal fatto che non so leggere la musica. La so suonare, ma non la so leggere, quindi mi reputo uno strimpellatore. Suono un po’ di tutto, in verità il mio primo strumento è stata la batteria, ma – abitando in un appartamento – mia madre un giorno mi ha regalato una chitarra elettrica tutta bianca e un suo amico Surfing with the Alien di Joe Satriani. Avevo circa otto anni. Devo ringraziare mia madre, ma anche il mio orecchio!

Sei brasiliano da parte di padre e romagnolo da parte di madre. La tua musica e il tuo carattere quanto sono stati influenzati dalle tue origini?

La musica è stata influenzata dalla mia città d’origine, a Riccione c’è una scuola di musica che si chiama Giocamusica, lì ha avuto inizio tutto. Il carattere è decisamente molto “caliente”,  sicuramente il lato sudamericano di mio padre si sente, anche se poi sono un “patacca”, come diciamo qui in Romagna.

Essere musicisti oggi: quali sono le difficoltà che si riscontrano?

Quali non si riscontrano, semmai… (ride, ndr) Scherzi a parte, è difficile, ma non tanto fare musica. Io amo fare musica, è la mia vita, ma è difficile farla arrivare. È vero che da una parte il web ci rende tutti liberi e ci sono tante opportunità, ma è anche vero – dall’altro lato – che siamo saturi, anche di informazioni. Questo ha fatto sì che la musica diventasse liquida, un po’ come gli one-hit-man di una volta. Io spero che la musica che faccio resti. Spero di poter lasciare qualcosa alle persone.

Nel tuo curriculum manca un talent show. Si tratta di una scelta o di un caso?

Si tratta di una scelta. È vero che ti dà tanta popolarità, ma è fine a se stessa. Se dimostri di valere, puoi passare anche tramite altri canali. Non capisco come sia possibile poter giudicare una persona in base a quindici secondi di “cover”. Immagina Vasco oggi a fare il provino per un talent, sarebbe promosso? Eppure…

Ti faccio alcune domande a bruciapelo. Se potessi “rubare” una canzone a un altro artista, quale sceglieresti?

Mi piacerebbe aver scritto Everlong dei Foo Fighters. Li adoro.

Se potessi “rubare”, invece, un disco?

L.A. Woman dei The Doors. In verità tutti quelli dei The Doors.

Chi è l’artista che ha maggiormente influenzato la tua crescita artistica e personale?

Un artista italiano è sicuramente Vasco, internazionale Kurt Cobain e Dave Grohl.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Uscire con un secondo singolo e pubblicare un EP entro l’anno. Visto che parlavi di talent, prima, mi piacerebbe provare Sanremo, che non reputo un talent visto che ci metti la tua faccia e la tua canzone. Vedremo!

Concludiamo così: il nostro magazine si chiama DonnaPOP e, per noi, il termine POP rappresenta qualcosa di bello, entusiasmante, accattivante. Cos’è per te POP in questo momento della tua vita?

Libertà e voglia di vivere.

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Nato a Zurigo nel 1991, di origini siciliane ma romano d'adozione, Basilio Petruzza è uno scrittore e blogger. Ha pubblicato tre romanzi e ha un blog. È laureato in Lettere, indirizzo Spettacolo, ed è appassionato di televisione e musica.