INTERVISTE POP: Glomarì, l’architetto che ha scelto la musica

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Glomarì, artista di eccezionale sensibile e dal talento cristallino, ha appena pubblicato un nuovo brano, L’ama o non l’ama, che si è rivelato l’occasione per scambiare quattro chiacchiere.

Le parole di Glomarì

Partiamo proprio da L’ama o non l’ama?, il tuo nuovo singolo, in cui racconti la tua “acerrima amica”.

È una canzone che parla del mio rapporto di amore e odio con la signorina Insonnia. L’ho scritta in una notte in cui è venuta a trovarmi.
La considero una sorta di ballata spiritosa capace di alleggerire una tematica che solitamente viene trattata con toni molto più cupi.

Un passaggio significativo del brano è il verso che fa Ogni quarto d’ora l’insonnia dichiara guerra alla memoria. Come riesci a vincere questa guerra?

È una guerra che non si vince mai! (sorride, ndr) Al massimo è possibile raggiungere un armistizio e la musica mi aiuta molto in questo. Ogni canzone che scrivo in qualche modo sancisce una tregua momentanea.

La cantautrice Glomarì

La cantautrice Glomarì

Hai dichiarato: «Sono tanti i tesori che l’insonnia si diverte a nascondere tra gli avanzi della notte e per trovarli bisogna avere tanta pazienza e una certa predisposizione al caos». Cos’è, per te, il caos e come hai imparato ad averci a che fare?

Il caos di cui parlo si riferisce ad un tumulto interiore generato da fattori di difficile comprensione, spesso accompagnato da un senso di insoddisfazione e di malinconia. Metaforicamente lo paragonerei ad una giungla di specchi abitata da presenze misteriose che mi assomigliano. Ognuno si porta dentro il proprio caos, recluso in una stanza chiusa a chiave. Non tutti hanno la (pericolosa) curiosità di ingegnarsi per aprire la porta. La musica è stata la chiave con la quale sono riuscita ad entrare.

Parliamo di te. Raccontami chi sei, la tua storia e il tuo percorso artistico.

Il mio percorso è stato abbastanza strano. Ho studiato Architettura per tanti anni, la mia formazione è stata quella. Ad un certo punto, però, conseguita la laurea magistrale e i vari tirocini, a due passi da un’ipotetica realizzazione professionale, ho sentito un bisogno indescrivibile di abbandonare quella “strada maestra” e di imboccare altri sentieri. Non è stata una scelta facile, perché viviamo in una società che con sotterfugi di vario genere impone certi obiettivi e ti fa sentire in colpa nel momento in cui si tergiversa nel raggiungerli. Così è iniziato il mio percorso artistico che spazia dalla musica alla video arte: nel momento in cui ho trovato il coraggio di ascoltare me stessa, fermarmi e cambiare rotta.

Inaccadimenti è il titolo del tuo ultimo ep ed è certamente un nome importante, che evoca tante riflessioni.

In effetti è un titolo del quale vado molto fiera, anche perché è diventato la risposta alla domanda «Di cosa parlano le tue canzoni?». È emerso dopo una lunga telefonata con Stefano La Via, un caro amico e compagno di avventure con il quale è nato un sodalizio musicale. Inaccadimenti allude alla “stanza del caos” di cui parlavo prima, racconta l’esistenza di un mondo parallelo invisibile agli occhi e di cui non esiste testimonianza fisica, ma che influenza l’agire di chi segretamente vi si addentra. L’ep consiste in una trilogia di canzoni e di video. La parte visiva del progetto mi ha permesso di affrontare coerentemente un tema così complesso con l’ausilio di bizzarri personaggi come protagonisti.

La cantautrice Glomarì

La cantautrice Glomarì

Rivolgiamoci al futuro. Sei una donna che guarda in avanti o hai la mente e i piedi ben piantati nel presente?

Il mio rapporto con il futuro è controverso. Non amo pianificare, al contrario, mi piace essere trasportata dalla corrente. Questo, però, non significa che io sia passiva nei confronti del presente, anzi. Semplicemente faccio del mio meglio affinché ogni giorno riesca a stupirmi. Sono molto attenta ai segnali che mi dà il mondo. Avere obiettivi troppo rigidi e la smania nel raggiungerli rischia di avere l’effetto “paraocchi”.

Mi racconti i tuoi miti musicali e, più in generale, nel mondo dell’arte?

Il mio più grande mito in generale è stato Ugo La Pietra. È un architetto designer che ha fatto la storia degli anni Sessanta e Settanta. Gli ho anche dedicato una canzone, sono andata a cantarla nel suo studio nel 2017. Quando l’ho scoperto, durante i miei studi universitari, il suo lavoro ha fatto scattare qualcosa nel mio modo di vedere le cose, mi ha fatto capire l’importanza del proprio sguardo sul mondo. Lui è l’inventore del “commutatore”, un aggeggio surreale (anche abbastanza comico) con inclinazioni regolabili in modo da poter contemplare lo stesso angolo di città comodamente ma in modi alternativi. E poi un altro mito, scoperto più di recente, è senza dubbio Alejandro Jodorowsky. Sono entrambe personaggi ibridi ed eclettici, di cui è difficile dare una definizione e in parte mi ci identifico. Musicalmente i primi nomi di artisti che amo e che affiorano nella mia mente sono Lucio Dalla, Paolo Conte, Joni Mitchell, Cat Stevens, Bjork e… Alessandro Fiori.

Tu, come accennavi poc’anzi, oltre che un’artista, sei laureata in Architettura. Come concili queste due realtà?

Può sembrare strano, ma ho iniziato a sentirmi veramente architetto solo nel momento in cui ho deciso di abbandonare l’architettura per addentrarmi nel mondo artistico e musicale. Credo di essere riuscita, in modo spontaneo, ad applicare nei nuovi ambiti gli approcci progettuali acquisiti durante gli studi. L’architetto è una figura molto simile a quella del regista: deve saper orchestrare tante cose contemporaneamente. La visione caleidoscopica che ho delle cose credo derivi proprio da questo.

Se ti chiedessi di descriverti con un solo verso di una delle tue canzoni, quale sceglieresti?

Rido mentre cado male, per sentirmi…liberà.

Concludiamo così: il nostro magazine si chiama DonnaPOP e, per noi, il termine POP rappresenta qualcosa di bello, entusiasmante, accattivante. Cos’è per te POP in questo momento della tua vita?

Il POP per me rappresenta l’insieme di tendenze (principalmente estetiche) sulla base delle quali si articolano certi aspetti della società.
Sicuramente ne sono affascinata e inevitabilmente influenzano alcune mie scelte legate al gusto. Tuttavia, trattandosi prevalentemente di mode, sono consapevole del fatto che bisogna stare in guardia, perché tendono a soffocare l’essenza e l’autenticità dell’essere. Ogni vero artista dovrebbe essere in grado di approcciarsi alle mode con occhio critico, dominarle senza esserne succube, capovolgerle se necessario, anteponendo l’universale all’effimero. A costo di morire poveri e incompresi come Van Gogh.

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Nato a Zurigo nel 1991, di origini siciliane ma romano d'adozione, Basilio Petruzza è uno scrittore e blogger. Ha pubblicato tre romanzi e ha un blog. È laureato in Lettere, indirizzo Spettacolo, ed è appassionato di televisione e musica.