Miriam Galanti

Miriam Galanti / © Alessia Grambone

Intervista a Miriam Galanti: «La mia vita divisa tra Gilles Rocca e l’arte»

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin

Miriam Galanti, attrice, conduttrice e artista a tutto tondo, attualmente impegnata nel programma Sei in un paese meraviglioso (in onda ogni martedì sera, alle 21:15, su Sky Arte e la domenica mattina, alle 12, su Sky Uno), si è raccontata a DonnaPOP senza filtri. Dall’attuale impegno al fianco di Dario Vergassola sino alla carriera d’attrice, passando attraverso la storia d’amore con Gilles Rocca e tutti i sogno che coltiva ogni giorno, Miriam si è raccontata tra passato, presente e futuro.

Leggi anche: Tutto su Gilles Rocca: ecco chi è il volto di Ballando con le stelle

Le parole di Miriam Galanti

Miriam, mi piacerebbe che questa nostra chiacchierata fosse un modo per portare alla luce le tue tante sfaccettature, del resto sei un’artista poliedrica e una donna dalle tante risorse. Perciò, prima di tuffarci nella tua storia, vorrei iniziassimo proprio dalla fine, ovvero dal progetto a cui stai lavorando attualmente, il programma Sei in un Paese meraviglioso. Un progetto senz’altro inusuale, che ci fa conoscere primati decisamente alternativi e poco noti del nostro Paese.

È stata un’esperienza stupenda perché ho potuto conciliare le mie passioni più grandi: viaggiare e recitare. Ho avuto la possibilità, grazie a questo lavoro, di girare tutta l’Italia alla scoperta di posti incredibili, alle volte poco conosciuti, che mi hanno arricchita. Ho fatto il provino durante il lockdown con un self tape che ho girato da sola e quando mi hanno telefonato per dirmi che ero stata scelta ero felicissima. Innanzitutto per il tipo di programma, per la possibilità di lavorare al fianco di Dario, per una rete che mi piace molto (Sky) e poi anche perché abbiamo iniziato a registrare le puntate e a viaggiare ininterrottamente appena finito il primo lockdown, dunque è stato davvero ossigeno per me, non solo dal punto di vista lavorativo ma anche a livello personale.

Al tuo fianco, come accennavi, c’è un artista straordinario, Dario Vergassola. Com’è lavorare al suo fianco?

Lavorare con Dario è una grande fortuna! È un professionista instancabile, sempre pronto e puntuale e sempre gentile con tutta la troupe. È un uomo che ha voglia di aiutarti a fare il meglio possibile, non è per nulla egocentrico sul set, ma ha davvero voglia di condividere il lavoro e, credimi, questo non è per nulla scontato. E poi lavorare con Dario è divertentissimo, fa morire dal ridere in ogni situazione, ha sempre la battuta pronta ed il suo sarcasmo è ineguagliabile. Mi ha molto aiutata a trovare più naturalezza e ho anche affinato la capacità di improvvisare, certo Dario è maestro in questo ma lavorarci costantemente, grazie anche ai suoi consigli, mi ha permesso di migliorare su questo aspetto. E poi avevamo al nostro fianco una grande squadra capitanata dal regista Luca Granato e dagli autori Lorenzo Scoles e Luca Potenziani. Credimi, vorrei citare ogni nome dei componenti della troupe e della produzione di Ballandi e di Autostrade per l’Italia perché senza di loro il lavoro non sarebbe stato possibile e non sarebbe stato così divertente!

Miriam Galanti al fianco di Dario Vergassola in "Sei in un paese meraviglioso"

Miriam Galanti al fianco di Dario Vergassola in “Sei in un paese meraviglioso”

Facciamo un piccolissimo passo indietro e torniamo a qualche mese fa: è stata sospesa, a causa dell’emergenza Covid, l’uscita del film thriller/horror psicologico In the trap di cui sei co-protagonista, prevista inizialmente per marzo. 

In the trap è un film a cui sono molto legata perché è stato il primo film internazionale a cui ho preso parte. Infatti recito accanto a David Bailie (I pirati dei caraibi, La casa di Jack di Lars Von Trier, Il gladiatore) , Jamie Paul (Black Mirror) e Sonya Cullingford (The danish girl), attori davvero incredibili. Recitare in una lingua diversa dalla tua non è facile inizialmente, poi però dopo aver provato ed improvvisato insieme al regista Alessio Liguori, prima di arrivare sul set, tutto diventa più immediato. È importante anche potersi confrontare con gli sceneggiatori, in questo caso il bravissimo ed ermetico Daniele Cosci, per comprendere quale sia la sua idea del personaggio e delle azioni che compie per poi fare un mix con ciò che a te suscita la sceneggiatura. Nel film interpreto Sonia, una ragazza molto misteriosa, molto dark, diversa da me e proprio per questo ho dovuto fare un lavoro specifico per la costruzione del personaggio. Mi dispiace molto che ancora in Italia non sia uscito, prima dell’emergenza Covid però siamo usciti al cinema in molti Paesi: Russia, Canada, Giappone, Vietnam e molti altri ed in Vietnam siamo addirittura stati primi al botteghino per due settimane nel periodo natalizio battendo Frozen. Un bel risultato. Speriamo davvero che l’anno prossimo riusciremo ad uscire in sala anche qui.

Miriam Galanti / © Alessia Grambone

Miriam Galanti / © Alessia Grambone

Approfittando del blocco del tuo film, vorrei fare con te una riflessione sulla situazione che vive l’arte in Italia, specie il teatro e il cinema. Sembra quasi che l’arte sia qualcosa di accessorio, di cui si può fare a meno. Hai anche tu questa percezione?

Ti ringrazio per questa domanda perché credo si debba riflettere seriamente su ciò che sta accadendo. Perché i teatri, i cinema, i musei vengono chiusi e i programmi televisivi no? Ora non dico assolutamente che si debbano chiudere i programmi tv, è giusto che vadano avanti anche perché offrono lavoro a molte persone non solo che stanno davanti alle telecamere, ma anche dietro le quinte. Però il discorso è: così come vengono fatti i controlli in tv, si possono fare anche sulle produzioni teatrali e nei cinema. Tra l’altro i cinema e i teatri consentono un grande distanziamento, totale sicurezza, allora perché chiuderli? Perché questo accanimento? Così come è fruibile l’intrattenimento, deve poter essere fruibile l’arte. È come se si volesse far passare il fatto che le persone abbiano necessità solo della tv e non del resto, come se si volesse instradare la mente delle persone in una sola direzione, chiusi in un’abitudine di linguaggio. Ma questo non può essere possibile, perché i cinema, i teatri, i musei, sono cibo per la nostra anima, sono nutrimento per la nostra crescita e sono un modo per svagarsi e soprattutto per aprire la mente ed il cuore. C’è il coprifuoco, è vero, ma in molte regioni è dalle 22, dunque fino ad un certo orario gli spettacoli sia cinematografici che teatrali potrebbero essere fatti. L’arte non è un accessorio, l’arte è vita, cosa avremmo fatto durante il lockdown se non avessimo avuto libri da leggere e film da guardare? Perché ancora oggi a distanza di anni ed anni leggiamo ed amiamo Dante, Cechov, le poesie di Montale, Rilke, Leopardi (solo per citarne alcuni)? Perché continuiamo a guardare e riguardare La dolce vita, Una giornata particolare (solo per fare qualche esempio)? Perché continuiamo a restare incantati dai quadri di Monet, Van Gogh, Schiele, Goya? Perché l’arte rimane nei secoli, l’intrattenimento no. Ma l’arte è anche intrattenimento, mentre l’intrattenimento non sempre può essere considerato arte. Io credo che in questo momento siano necessari entrambi perché è giusto che ci sia la possibilità di scegliere e soprattutto i tanti artisti del nostro Paese non possono essere considerati come un qualcosa di non fondamentale.

Miriam Galanti e la carriera d’attrice

Torniamo a te: oggi conduttrice, ma nasci come attrice di cinema, tv e teatro. Mi racconti quella volta che hai detto «Io da grande farò l’attrice»? 

In realtà non c’è stato un momento preciso, ma è una consapevolezza che è maturata piano piano. Durante l’infanzia un grave lutto ha segnato la mia famiglia, abbiamo perso mia sorella per una malattia durata molti anni. Eravamo molto legate, sorelle – oltre che di sangue -d’anima, facevamo tutto insieme. Quando se ne andò io avevo dieci anni e per molti anni mi tenni dentro tutto il dolore ed anche un grande senso di colpa, con il quale ancora combatto. Ho sempre guardato molti film, sia da sola che con mio padre e così piano piano mi resi conto che quel mezzo, il cinema, appunto, la recitazione, mi permetteva di buttare fuori come spettatrice tante emozioni che alle volte risvegliavano anche cose personali. Così iniziai nella mia cameretta a recitare dei monologhi, insomma, non si possono definire monologhi veri e propri perché erano alle volte delle frasi oppure delle cose scritte da me, ma comunque sia mi facevano sentire bene e da lì capii che fare l’attrice era ciò che mi permetteva di sentirmi meglio e mi appassionava. Dunque, appena finito il liceo a Mantova, venni a Roma per studiare recitazione. Sono entrata al Centro Sperimentale di Cinematografia e lì mi sono diplomata, poi ho iniziato a lavorare.

Quali difficoltà incontra chi vuole intraprendere questo mestiere? Credi che una donna faccia più fatica ad affermarsi rispetto a un uomo?

Purtroppo sì, mi piacerebbe poterti rispondere il contrario ma credo che ancora siamo prigionieri di una società patriarcale, dove il ruolo della donna è ancora troppo subordinato a quello dell’uomo. Insomma quante volte sentiamo dire la “donna di”, “la moglie di”, quante volte nella storia o nella mitologia la donna è stata un contorno dell’uomo? Da Penelope raccontata come colei che attendeva a casa il ritorno del marito tessendo la tela, a Jaqueline Kennedy idealizzata per il suo stile, per la sua eleganza, ma non per la sua essenza, per la sua intelligenza. E credo che ancora oggi questa tendenza permei la società, certo ora noi donne ci stiamo ribellando a molti stereotipi, a certe imposizioni e diktat estetici e comportamentali, ma il percorso è ancora lungo e credo che dobbiamo fare attenzione a non confondere il concetto di libertà e potere femminile con il concetto di imitazione. La donna per essere davvero libera sia a livello personale che professionale deve riappropriarsi di se stessa, di ciò che concerne la sua natura e non deve invece imitare i comportamenti dell’uomo, perché in quel caso si va a rafforzare ancor di più una concezione maschilista. È un discorso molto complesso che non va travisato, spero di essermi spiegata bene perché tengo davvero tanto a questo argomento. Emma Marrone è una donna che stimo molto per il suo modo di combattere gli stereotipi e di dedicarsi all’empowerment femminile; seguo X Factor e mi ha commossa quando tra le lacrime ha fatto un discorso a Casa di Lego, una delle concorrenti, tra l’atro talentuosissima, sul fatto che amava la sua purezza e la sua lontananza dagli stereotipi che i social ci propinano, il suo essere donna nel pieno potere delle sue capacità grazie al suo talento puro e alla purezza della sua anima.

Miriam Galanti / © Alessia Grambone

Miriam Galanti / © Alessia Grambone

Parliamo di donne, appunto. Qualche anno fa, sei stata protagonista di Metamorfosi, un cortometraggio pluripremiato che è diventato documento ufficiale del Ministero degli Interni nella lotta al femminicidio. Dev’essere stata un’esperienza forte.

L’esperienza di Metamorfosi è sicuramente una di quelle che mi porto nel cuore come una delle più preziose in assoluto. Sul set si respirava un’energia densa, stavamo cercando di raccontare con tanto rispetto e tanto dolore la storia di troppe donne vittime di violenza, c’era davvero il bisogno profondo di scavare nell’anima di Daphne (nome della protagonista, ndr) per dare, almeno in parte, dignità e voce a quelle donne che soccombono per colpa di amori sbagliati. Ricordo che durante la scena dell’obitorio mi guardai allo specchio truccata con i lividi e i segni e mi misi a piangere, non mi riconoscevo, in quello specchio vedevo riflesso il volto sofferente di una donna che aveva perso la sua giovinezza e la sua felicità in nome di un rapporto sbagliato, malato. Fu un momento forte che ricordo nei minimi dettagli. Sento molto vicina questa tematica, non perché io l’abbia personalmente vissuta, ma mi viene immediato immedesimarmi in quel tipo di situazione perché conosco molte donne che hanno subito queste violenze. Ho parlato con molte di loro, alcune amiche, altre no, che mi hanno raccontato le loro esperienze. La violenza psicologica è molto diffusa, è infima, si infila melliflua nelle parole, nelle abitudini e alle volte non ce ne si accorge, fino ad arrivare ad una sorta di “normalità” di alcuni atteggiamenti da parte dell’uomo che alle volte scaturiscono nella violenza fisica. Ma la violenza psicologica è il primo segnale, per questo è importante avere al proprio fianco persone fidate e sensibili con cui confrontarsi, amiche, psicologi, familiari che possano aiutarti ad aprire gli occhi e a vedere con più oggettività ciò che ti sta accadendo.

Miriam e l’amore per Gilles Rocca

Veniamo al tuo privato, che – giocoforza – è strettamente legato alla tua vita professionale. Tu, ormai da anni, vivi una bella storia d’amore con Gilles Rocca. Parto subito dal farti una domanda: come vivi il fatto che sei mesi fa quasi nessuno conoscesse Gilles e oggi è un vero e proprio sex symbol?

Per me Gilles è il mio ragazzo, è la persona con cui mi sveglio la mattina in pigiama e che è al mio fianco da tanti anni, per me è un’altra cosa rispetto al sex symbol, termine che tra l’altro non ho mai amato perché presuppone un qualcosa che è legato ad uno stereotipo. Io so chi è lui al di là di ciò che appare e questo è ciò che nutre il nostro rapporto. Certo non ti nascondo che all’inizio non è stato facile perché la nostra privacy è stata invasa da un momento all’altro, ma siamo riusciti a gestire la situazione parlando molto e soprattutto fidandoci l’uno dell’altra.

Gilles Rocca Miriam Galanti

Miriam Galanti con Gilles Rocca / Foto: Gilles Rocca / Facebook

Noi di DonnaPOP, subito dopo quanto avvenuto sul palco dell’Ariston, abbiamo voluto scambiare quattro chiacchiere con Gilles. Ecco cosa ci ha detto di te: «La amo da impazzire, è una donna meravigliosa. Ogni settimana le chiedo di fare un figlio, ma lei non vuole, dice che è presto». Com’è conciliare vita privata e lavoro quando al tuo fianco hai un uomo che fa il tuo stesso mestiere?

(Scoppia a ridere, ndr) Che dolce per aver detto queste parole! Dunque conciliare vita privata e lavoro quando la professione è la stessa ha i suoi pro ed i suoi contro. Sicuramente i pro sono che ci si comprende maggiormente, si conosce l’ambiente ed anche alcuni meccanismi insiti nel nostro contesto lavorativo, ci si supporta sia nei momenti di successo sia in quei momenti dove ci sono delle delusioni e soprattutto si creano insieme dei progetti, che credo sia la cosa più bella perché aumenta la stima reciproca e consolida il rapporto. Di contro c’è che, nei momenti in cui entrambi siamo molto concentrati sul lavoro, la sfera privata viene invasa e non si riesce a dedicarcisi il tempo e lo spazio necessari. Ma credo che questo faccia parte anche di molti altri lavori, forse nel nostro è semplicemente più ampliato.

Dicevamo che è impossibile non parlare di Gilles, perché – oltre al vostro legame sentimentale – c’è un legame lavorativo: lui ti ha diretto in Metamorfosi e, come ci ha rivelato, spera che Metamorfosi diventi un film. Ti piacerebbe lavorare ancora al suo fianco? Del resto anche in quarantena vi siete dati da fare, anche senza grossi mezzi di supporto…

Certo che mi piacerebbe, Metamorfosi è il nostro sogno, è come un figlio per noi, la sceneggiatura del lungometraggio l’abbiamo scritta insieme e ci impegneremo affinché ciò che è sulla carta arrivi sulla pellicola. Mi piace molto essere diretta da lui perché mi conosce bene, sia come attrice che come persona, dunque sa dove potersi spingere per arrivare ad ottenere determinati risultati. Abbiamo realizzato diversi cortometraggi insieme e, appunto, anche durante la quarantena abbiamo girato un cortometraggio molto divertente sulla vita di coppia in lockdown, si chiama Quarantine Punch ed è su YouTube… lo meno di brutto nel corto! È stato molto divertente girarlo. Senza mezzi tecnici particolari ovviamente, solo il mio cellulare, un microfono e qualche luce e lampada che abbiamo a casa.

Miriam Galanti, un’artista a tutto tondo

Dicevamo che sei un’artista a tutto tondo, ti piace anche disegnare e la quarantena è stata un’ottima occasione per rimetterti al lavoro. Cos’altro non sappiamo di te?

Wow, sei informatissimo! (sorride, ndr) Sì, è vero, durante la quarantena ho ricominciato a disegnare, ho sempre avuto una grande passione per il disegno, infatti volevo fare il liceo artistico, ero molto portata, poi però feci il linguistico. Non disegnavo da anni e ricominciare mi ha dato tanta gioia e soddisfazione! Trascorrevo ore ed ore a dipingere e non mi accorgevo del tempo che passava. Per il resto non ho doti particolarmente incredibili, insomma, sono una sportiva, mi alleno quasi tutti i giorni a corpo libero, sono una nuotatrice instancabile e poi adoro camminare per kilometri e kilometri. Quando vado a casa mia a Mantova faccio lunghissime passeggiate con Kyra, la mia amata husky e proprio perché amo camminare e meditare anni fa ho fatto un pezzo di Via Francigena da sola, zaino in spalla. Una mia dote? Sono una brava cuoca! Me lo dico da sola, ma Gilles può confermare!

Miriam Galanti / © Alessia Grambone

Miriam Galanti / © Alessia Grambone

Ti propongo un gioco. Ti farò delle domande veloci, a cui dovrai rispondere con una risposta secca: squilla il tuo telefono, è un regista che ti vuole nel suo film, chi vorresti che fosse?

Inarritu.

Conduttrice al fianco di Amadeus di Sanremo 2021 o protagonista di un film di Inarritu?

Vorrei essere la protagonista di un film di Inarritu alla Birdman, appunto uno dei suoi film, quello con cui ha vinto l’Oscar, dove invece di raccontare il dietro le quinte della vita di un attore, racconta il dietro le quinte di una conduttrice di Sanremo. In questo modo, per essere molto veritiero, necessiterebbe di rubare delle immagini reali durante Sanremo. Quindi dovrei fare la co-conduttrice del Festival per poi interpretare la protagonista del film. Piaciuta questa risposta?! Più sogno di così…! (ride, ndr)

Se non avessi lavorato nel mondo dell’arte, cosa avresti fatto?

L’archeologa.

Concludiamo così: il nostro magazine si chiama DonnaPOP e, per noi, il termine POP rappresenta qualcosa di bello, entusiasmante, accattivante. Cos’è per te POP in questo momento della tua vita?

Kyra, il mio cane!

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin
Nato a Zurigo nel 1991, di origini siciliane ma romano d'adozione, Basilio Petruzza è uno scrittore e blogger. Ha pubblicato tre romanzi e ha un blog. È laureato in Lettere, indirizzo Spettacolo, ed è appassionato di televisione e musica.