Denise Cosco, figlia di Lea Garofalo: com’è oggi? Età, foto, dove vive, intervista, tutta la storia

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Denise Cosco è la figlia di Lea Garofalo e Carlo Cosco, rispettivamente una collaboratrice di giustizia e un boss della ‘ndrangheta. Ma cosa sappiamo della ragazza?

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Chi è Denise Cosco, figlia di Lea Garofalo e Carlo Cosco?

Denise Cosco è divenuta il simbolo della lotta alle mafie, anche se inconsapevolmente. Lei è figlia di un boss mafioso e di una collaboratrice di giustizia che ha fatto di tutto per proteggerla e farla vivere serenamente, lontano dalla violenza e dagli ambienti dell’illegalità.

Età

Denise Cosco è nata nel 1991 a Milano, dalla relazione fra Lea Garofalo e Carlo Cosco. Oggi ha 30 anni. Ben presto sua madre si è resa conto di cosa voglia dire condividere il tetto coniugale con un boss mafioso e per questo motivo ha scelto di prendere sua figlia con sé e scappare via.

Foto

Non esistono foto recenti di Denise Cosco; di seguito una insieme a sua madre Lea Garofalo:

Lea Garofalo con la figlia Denise / Foto: Archivi di Libera

Lea Garofalo con la figlia Denise / Foto: Archivi di Libera

Dove vive

Oggi Denise Cosco, figlia di Lea Garofalo, vive sotto scorta in una località segreta.

L’intervista

La figlia di Lea Garofalo, in occasione dell’uscita del film di Marco Tullio Giordana sulla storia di sua madre, ha potuto rilasciare una breve intervista. Così Denise Cosco ha parlato di quello che le è successo, di sua mamma, di suo padre e dell’ex fidanzato che ha aiutato Carlo Cosco a uccidere Lea:

È una storia di coraggio ma soprattutto d’amore. In fondo tutto è cominciato da lì: dall’amore di mia madre per mio padre. I carabinieri di Milano mi hanno regalato il diario di smamma: quaderni trovati durante le indagini. Non ne conoscevo l’esistenza. È un diario che mamma scrisse quando mi aspettava. Leggendolo si capisce che era super-innamorata di mio padre. Io penso che anche lui sia stato innamorato di lei. Ma aveva anche secondi fini. Mia mamma era la sorella di Floriano Garofalo, il boss di Pagliarelle, il nostro paese, una frazione di Petilia Policastro, in provincia di Crotone. Ho il sospetto che mio padre si sia messo con mia madre per entrare nel giro giusto, insomma per fare carriera nella ’ndrangheta. Lui non veniva da una famiglia mafiosa. Mia mamma invece sì: anche suo padre era un boss, lo uccisero nel 1974, quando mamma aveva otto mesi. Capisce in che ambiente è nata e cresciuta mia madre, Lea Garofalo?

Ancora Denise Cosco aggiunge:

È rimasta incinta che aveva 16 anni e mezzo. Mi ha confidato che pensò di abortire, perfino di suicidarsi: mio padre aveva già cominciato a trattarla male. E poi mamma sapeva che lui spacciava, e non voleva far crescere una bambina in una situazione del genere. Lui invece, guai se mia mamma avesse abortito: io dovevo essere lo strumento per unirlo ancora di più alla potente famiglia Garofalo. Poi tutto si è ribaltato. Mia mamma partorì sola, in un ospedale di Catanzaro. E io diventai subito la sua ragione di vita. Fino a quando è morta, abbiamo sempre vissuto come una cosa sola.

Denise Cosco nell’intervista, oltre che di sua madre Lea Garofalo, ha parlato anche di suo padre Carlo:

Di mio padre invece non ho grandi ricordi. A casa non c’era mai. Un’immagine però mi è rimasta scolpita nella memoria. Nitidissima. Avevo cinque anni. Era notte. Bussarono forte alla porta, poi entrarono con i cani e lo arrestarono. Da allora, rividi mio padre solo in carcere, ai colloqui, perché mia mamma nonostante tutto lo andava a trovare. Credo che fu durante uno di quei colloqui che mio padre decise di ucciderla. Anche questo è un momento che ricordo bene. Lei era esasperata, stufa di quella vita, gli disse che voleva lasciarlo. Lui scavalcò il divisorio e le saltò addosso, la riempì di botte. Una donna non può lasciare un boss! Sono sicura che poi, anni dopo, l’ha uccisa per quello sfregio al suo onore. Lui mi faceva molti regali; e mi dicono che quando parlava di me gli brillavano gli occhi. Non credo volesse farmi entrare nel suo mondo. Mi sognava laureata, e fidanzata con un bravo ragazzo.

La vita di Denise Cosco e Lea Garofalo

Denise Cosco ha raccontato com’è stata la sua vita da quando – nel 2001 – sua madre Lea Garofalo scelse di diventare collaboratrice di giustizia:

La nostra vita cambiò. Dovemmo nasconderci e cambiare nome e cognome. Prima diventai Sarah De Rossi. Poi, quando avevo 15 anni ed eravamo a Udine, ci spacciammo addirittura per sorelle. Ma a me veniva sempre da chiamarla mamma, e allora lei come nome prese Maria, così dopo il “ma…” facevo in tempo a correggermi. Io ero Denise Petalo e lei Maria Petalo. Ridicolo, no? Petalo di Garofalo!

Denise ricorda ancora quando suo padre Carlo Cosco mandò un sicario a uccidere Lea Garofalo nella loro casa di Campobasso, dopo che la coppia aveva riallacciato i rapporti proprio per amore della figlia. Quel giorno – casualmente – Denise non si trovava a scuola:

Ero in camera a dormire. Fui svegliata dal rumore di una colluttazione. Vidi un uomo addosso a mia mamma e gli saltai al collo: sono mingherlina, ma lo riempii di botte.

Il 24 novembre del 2009, poi, Denise Cosco ha visto per l’ultima volta sua madre Lea Garofalo. La donna doveva incontrarsi con il suo ex marito per parlare del futuro della loro figlia, ma non tornò più a casa. In piena notte, il 18 ottobre del 2010, i Carabinieri irrompono nella casa al mare di Carmine Venturino che si trovava insieme a Denise: il suo ex ragazzo è stato uno dei complici nell’omicidio di sua madre. La giovane dichiara:

È stato il mio primo fidanzato e non ne ho più avuti altri. Certo mi ha ingannata. Ma sono sicura che ci siamo voluti veramente bene, e che la sua appartenenza alla ’ndrangheta è anche una storia di debolezza, di paura.

È stato proprio lui a permettere che il corpo di Lea Garofalo fosse ritrovato. Infine Denise Cosco conclude la sua intervista così:

Il giorno della sentenza non ho gioito. Mi hanno rovinato la vita ma non riesco a odiare nessuno. Neanche mio padre. Ogni tanto provo pena per lui. Non ha capito che cosa si è perso: una famiglia, una figlia, l’amore che avrebbe potuto avere.

Carlo Cosco / Foto: Qui Cosenza

Carlo Cosco / Foto: Qui Cosenza

Carlo Cosco / Foto: Qui Cosenza

Carlo Cosco / Foto: Qui Cosenza

Tutta la storia

Lea Garofalo scoprì ben presto cosa voglia dire avere per marito un uomo come Carlo Cosco, Boss della ndrangheta. Così decise che quella non era la vita che voleva per lei e per sua figlia e annunciò che se ne sarebbe andata via; lui per tutta risposta l’aggredì, ma nonostante questo Lea riuscì a prendere Denise con sé e scappare. Quelli furono per loro anni molto difficili, in cui dovettero spesso chiedere rifugio come fossero clandestine.

Nel 2002 la Garofalo prese la decisione di collaborare con la giustizia e raccontare ciò che sapeva su suo marito Carlo Cosco, al fine di avere un po’ di serenità e garantire un futuro migliore a sua figlia. Dopo ore di colloquio in caserma, Lea e Denise vennero inserite nel programma testimoni. L’ex del Boss mafioso iniziò quindi una nuova vita sotto falso nome, ma nel 2007 le venne tolta la protezione in quanto la sua collaborazione con la giustizia venne definita non significativa. Lea Garofalo fece ricorso al Tar ottenendo quindi di rientrare nel programma.

Gli sviluppi

Carlo Cosco, marito di Lea Garofalo, continuava in qualche modo a starle alle calcagna. In quel periodo la giovane mamma e la figlia Denise vivevano in un piccolo appartamento a Campobasso, ma la donna era senza un lavoro e con pochissime prospettive per il futuro; inoltre temeva che sua figlia – ormai adolescente – potesse non prendere il diploma a causa dei loro continui spostamenti. Carlo Cosco, comunque, continuava a vedere sua figlia e sembrava essere cambiato. Lea, quindi, riallacciò i rapporti con suo marito uscendo definitivamente dal programma, chiedendo a Cosco aiuto per trovare un appartamento dove vivere con Denise.

Un giorno, dopo essersi trasferite nella nuova casa, Lea Garofalo ricevette la visita di un tecnico della lavatrice per una riparazione. La donna ebbe immediatamente il sospetto che quello potesse essere un sicario, rivelatosi poi effettivamente uno di questi. Quel giorno, per puro caso, Denise non era a scuola e accorse immediatamente in aiuto di sua madre aggredendo l’uomo che era entrato nella loro casa. Successivamente si scoprì che l’uomo aveva nel furgone un bidone pieno di acido, dove la mafia solitamente scioglie i corpi delle proprie vittime.

Il coinvolgimento di Carlo Cosco, padre di Denise

Carlo Cosco negò il suo coinvolgimento in quell’episodio e pregò Lea Garofalo di tornare a Milano per parlare del futuro di Denise. La donna acconsentì, mossa dall’amore per sua figlia e dal bisogno di soldi. Così, lasciando la ragazza con gli zii, la donna acconsentì di parlare con il suo ex marito la sera del 24 novembre del 2009. Carlo Cosco la trascinò in un appartamento di Piazza Prealpi e la picchiò selvaggiamente, arrivando infine a strangolarla. Con la complicità di altre tre persone, poi, diede fuoco al suo corpo e lo sciolse nell’acido. Quello che ne è rimasto venne poi nascosto in diversi tombini.

I complici

Fu Denise, come dicevamo, a denunciare la scomparsa di sua madre e suggerite il nome dell’ex marito Carlo Cosco. I complici di quest’ultimo e lo stesso Boss vennero arrestati nel 2010: fra questi – oltre ai fratelli Giuseppe e Vito, Massimo Sabatino e Rosario Curcio – c’era anche Carmine Venturino, il ragazzo di Denise contiguo alla cosca. Proprio lui, nonostante avesse preso parte all’omicidio di Lea Garofalo, decise di collaborare con la giustizia dando un contributo significativo alle indagini e permettendo che il corpo della donna fosse ritrovato:

È solo per amore di Denise se accetto di ripercorrere l’omicidio di Lea Garofalo.

carmine venturino

Carmine Venturino

Oggi la ragazza vive lontana dalla Calabria e ha un altro nome: non sappiamo se abbia in qualche modo risentito suo padre Carlo Cosco, ex marito di sua madre Lea.

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Classe 1992, grazie ai pomeriggi passati insieme alla nonna a guardare i talk show degli anni Novanta, si è appassionata al gossip e alla tv