Adele

Grassezza non è sinonimo di salute, voler dimagrire non è superficialità

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Quando si parla di peso, di chili in eccesso o in difetto, è necessario avere una delicatezza particolare, perché ogni persona che combatte con la propria forma fisica, di qualsiasi forma fisica si tratti, ha un proprio vissuto alle spalle, spesso doloroso e complicato. E, per quanto certe storie possano somigliare ad altre, non sono mai esattamente uguali. Veniamo al caso di Adele, la celebre cantante inglese che, assente dalla scene da qualche tempo, si è ripresentata sui social decisamente cambiata.

Il caso di Adele

Adele è visibilmente dimagrita, ha perso oltre trenta chili. Il web ha accolto la sua trasformazione con sorpresa, sgomento e qualche critica, evitabile ma non certamente inaspettata. Due elementi condizionano il nostro giudizio o, per meglio dire, non ci permettono di esprimerlo nella sua interezza e senza censure: il politicamente corretto e la cultura – insita in ciascuno di noi – secondo cui «meglio qualche chilo in più che in meno».

Per il principio del politicamente corretto, quasi nessuno ha il coraggio di dire a una persona che ha perso peso che sta meglio con qualche chilo in meno, perché viviamo in una società che (giustamente) condanna la magrezza (ma molte volte non sa distinguere quella sana da quella insana) e considera i chili in più «tutta salute». Spesso non lo sono affatto, ma un corpo imperfetto viene ritenuto più vicino a un canone di normalità a cui è facile aderire, di conseguenza è più accettabile. Un corpo magro, al contrario, rischia di rappresentare un pericolo perché “incita” a inseguire un canone di bellezza visto con sospetto. Per tanti motivi.

I commenti al dimagrimento di Adele ne sono la prova. Eccone alcuni:

  • Stavi meglio prima, ora sei come tutte le altre
  • In una società che ci chiede di essere perfetti, ti sei omologata
  • Quest’immagine perfetta cozza con la persona semplice che ti sei dimostrata fino ad oggi
  • Spero che tu rimanga la ragazza umile di un tempo
  • Il tuo volto non è più armonioso come prima

Pochi esempi, ma che ben spiegano come la magrezza e la grassezza siano viste in modo distorto. Per molti, dunque, Adele – perdendo i chili in eccesso – è colpevole di essere diventata come le altre e di essersi omologata a una società che ci vuole perfetti. Con tali affermazioni, non solo si sottovalutano i problemi che i chili di troppo possono provocare, ma si dichiara – implicitamente ma non troppo – che Adele sia una donna superficiale, avvinta solo dall’estetica. Una, insomma, che ha inseguito la magrezza solo per somigliare alle altre, per mera vanità (anche se fosse, questo non giustifica in alcun modo la critica).

Non solo: per molti, l’immagine “perfetta” dell’Adele di oggi cozza con il suo carattere “semplice” (che presumibilmente sta per umile, accogliente, gentile). Come se i chili in più di ieri la rendessero “una di noi“, la ragazza della porta accanto, imperfetta, difettosa, per questo raggiungibile, per questo semplice. Adesso che è magra, adesso che ha smesso di essere “una di noi” e ha inseguito e raggiunto quella “perfezione” tanto temuta e biasimata, rischia di diventare diversa, irriconoscibile, poco umile. Ecco il problema: il dimagrimento di Adele viene visto come un pericolo perché si pensa, erroneamente, che perdere peso sia un atto di superficialità.

Anche la magrezza può far soffrire

Di contro, c’è da dire che – molto spesso – accade il contrario, ovvero che una persona magra che tenta di prendere peso venga sottovalutata o non capita fino in fondo; per tale motivo, finisce per essere offesa e derisa. La gente pensa che criticare una persona in carne sia offensivo e politicamente scorretto, mentre criticarne una magra sia un gesto lecito, per niente umiliante o lesivo, anzi, quasi affettuoso, bonario. Un gesto, insomma, che non può avere alcuna conseguenza negativa.

Perché, mi chiedo, si fa così fatica a comprendere che la magrezza, esattamente come la grassezza, può rappresentare un disagio reale per chi convive con un certo tipo di fisico? Perché si pensa di poter deridere, seppur non con un intento cattivo, ma semplicemente per superficialità e pressappochismo, un corpo magro?

Io credo sia necessario (ri)scoprire l’empatia, perché altrimenti finisce che esiste solo il dolore che conosciamo noi e tutto il resto, solo perché non ci appartiene, diventa un capriccio. E questo è molto pericoloso.

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Nato a Zurigo nel 1991, di origini siciliane ma romano d'adozione, Basilio Petruzza è uno scrittore e blogger. Ha pubblicato tre romanzi e ha un blog. È laureato in Lettere, indirizzo Spettacolo, ed è appassionato di televisione e musica.