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Chiara Nasti: il problema non è lei, ma i cretini che la seguono

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Diciamolo senza mezzi termini e senza falsa ipocrisia: il problema non sono le influencer, che sono tante e – nella stragrande maggioranza – non hanno motivo di esistere, ma chi le segue. Il caso di Chiara Nasti è emblematico: non ha alcun talento né qualità da offrire al proprio pubblico, ma nonostante ciò su Instagram conta ben 1,7 milioni di seguaci. E allora, ammettiamolo, il problema non è lei.

Chi è Chiara Nasti?

Ricordate quando, qualche tempo fa, Chiara Nasti ha rivelato di non bere acqua da oltre due anni e che, per dissetarsi, utilizza l’acqua di cocco e la Coca Cola? Ecco di fronte a chi ci troviamo: la Nasti è una ragazzina di appena 22 anni, nota per aver prestato il volto ad alcuni marchi famosi e per aver partecipato all’Isola dei famosi. Di recente, poi, si è tatuata la scritta Since 98′, intendendo “Dal 1998”, ma l’errore è proprio nell’appendice posta dopo il numero anziché prima. Dapprima ha negato lo sbaglio, poi l’ha ammesso tra una risata e l’altra.

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Ma, si sa, nella società odierna, l’ignoranza e la mancanza di contenuti non rappresentano un limite, ma un pregio: il “purché se ne parli“, oggi, è la chiave del successo di chi lavora sul web, specie se si tratta di influencer senza arte né parte.

Perché la gente segue Chiara Nasti?

La domanda è lecita: perché la Nasti e altre sue colleghe hanno un tale seguito sui social? La risposta, probabilmente, va ricercata nel tipo di società in cui viviamo: distratta, disabituata al bello e al talento, alla ricerca spasmodica del successo, non importa che sia effimero, ma solo che arrivi in fretta. Il talento costa fatica, impegno, studio, determinazione, tempo. Il successo sui social, invece, non richiede nulla di tutto ciò: bisogna solo imitare chi l’ha fatto prima e sperare che funzioni anche stavolta.

Le influencer, in buona sostanza, hanno tanto seguito perché sono ragazze normali, prive di un talento specifico, dunque imitarle è facile e ottenere lo stesso (o un parziale) successo non è un’utopia. Non si tratta di cantanti, attrici o ballerine, non serve avere un talento per perseguire un sogno, basta soltanto idealizzare un modello, imitarne la forma e mettersi in coda nella speranza di ricevere la stessa attenzione da parte di un pubblico fatto di altre (e altri) aspiranti influencer.

Una società al contrario: sei bravo se sei famoso

Al giorno d’oggi, inoltre, le proposte lavorative non arrivano per merito, ma per la fama acquisita tramite il web. Emblematico è il caso di Giulia De Lellis: da commessa si è ritrovata ad essere scrittrice e beauty influencer. Grazie all’esperienza a Uomini e Donne e alla successiva partecipazione al Grande Fratello Vip, alla De Lellis si è fatta strada sul web e le è stato proposto di pubblicare un libro, di fatto scritto dalla scrittrice Stella Pulpo, e addirittura di firmare una linea di occhiali Blumarine.

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Insomma, il talento – oggi – non serve proprio a niente, è sufficiente avere un certo numero di follower per ricevere proposte lavorative altrimenti insperate. È triste, sconfortante, persino umiliante, ma è una verità da cui è impossibile prescindere e con cui molti giovani di valore devono fare i conti. Il successo, che dovrebbe essere una conseguenza del proprio lavoro, è un mezzo per lavorare. Si tratta, tuttavia, di un successo precario e a tempo determinato. Del resto, il web dà e toglie. E raramente torna sui propri passi.

Il problema è che, oggigiorno, ci si inventa una qualità dopo essere diventati famosi. E questo è molto pericoloso, perché crea massificazione, esalta la superficialità, sdogana l’ignoranza, giustifica l’incompetenza e asseconda la negligenza. Incolpare le varie Nasti, De Lellis et similia è pressoché inutile, il problema è a monte. A tale proposito, bisogna chiedersi: perché a queste ragazze vengono fatte tante proposte lavorative? Perché c’è qualcuno a cui interessano. Perché a qualcuno interessano? Perché la gente sembra non avere più i mezzi per riconoscere l’arte e il talento, la competenza, la professionalità, la preparazione.

Chiara Nasti, il riscatto degli ignoranti

La Nasti è “una di noi” che ce l’ha fatta, non importa come, non importa se abbia un talento o qualcosa da dire, non importa nemmeno in che settore si sia imposta. Che venda prodotti dimagranti o rossetti, che pubblicizzi vestiti o pubblichi libri, che sia famosa per una trasmissione televisiva o un amore da copertina, poco importa. L’importante è che ce l’abbia fatta. È il riscatto degli ignoranti, dei negligenti, dei pressappochisti, di quelli che non hanno ambizioni, sogni da difendere, idee da proteggere. È il riscatto di quelli che si rivedono in una ragazzina che non sa fare nulla, ma ce l’ha fatta, solo questo conta.

I social hanno un grosso merito, ossia quello di aver smascherato una società fatta di gente ignorante, che non ha spirito critico, buongusto né buonsenso. Una società che si lascia “influenzare” (utilizzo questo verbo non a caso) da una ragazzina di vent’anni che non sa distinguere un ’98 da un 98′. È questo il problema: noi permettiamo a gente qualunque di diventare qualcosa che, in una società normale, non potrebbe mai essere.

Chiara Nasti, in definitiva, è colpa nostra. 

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Nato a Zurigo nel 1991, di origini siciliane ma romano d'adozione, Basilio Petruzza è uno scrittore e blogger. Ha pubblicato tre romanzi e ha un blog. È laureato in Lettere, indirizzo Spettacolo, ed è appassionato di televisione e musica.