Marti Stone

Interviste POP: Marti Stone, da Jovanotti a “Tutto bene”

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Marti Stone è una rapper, cantautrice e producer italiana, attualmente una delle principali esponenti femminili del genere hip-hop. Di recente ha pubblicato un nuovo singolo, Tutto bene, uscito in un momento delicato e senz’altro particolare.

Le parole di Marti Stone

Marti, in un momento delicato e surreale come quello che stiamo vivendo, la tua vena creativa non si è arrestata e hai realizzato il singolo Tutto bene.

Neanche questi “arresti domiciliari” sono riusciti ad arrestare la mia vena creativa! Con Tutto bene volevo accorciare le distanze. Ti svelo un retroscena: il ritornello nasce ben un anno fa durante una crisi sentimentale! Avevo bisogno di rassicurazioni sul futuro e ho cercato forza nella scrittura. Recentemente sono stata nominata per il Covid-19 Freestyle e ho deciso di farlo sul beat di Tutto bene, esplorando la tematica da un punto di vista politico-sociale, ma sentivo il bisogno di parlare anche di tutto il lato umano e intimo, per cui ho rielaborato l’idea iniziale integrando una strofa e ritoccato la produzione con Rondò. Quel ritornello ha preso nuova vita supportando un valore condiviso.

In alcuni versi del brano, canti così: E tutto sembra che si sia fermato / Tra chi non respira e chi riprende fiato / Quando soffri ti ricordi di chi non c’è stato / Io per un motivo o l’altro ero già addestrata. Mi racconti la tua quarantena?

Io e Rondò, l’artista con cui produco e art director del progetto, ci siamo rifugiate in una location ignota con l’essenziale per creare. Io ho cercato di mantenere il contatto con la realtà evitando di restare in pigiama, truccandomi, allenandomi un po’. Ero già addestrata all’isolamento, passavo spesso brevi periodi con me stessa limitando i rapporti umani. Per assurdo questa quarantena mi ha rimessa in contatto con il mondo. Forse per la prima volta sento negli altri il mio stesso bisogno di contatto umano, quello che va oltre le apparenze della società 2.0.

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TUTTO BENE è fuori ovunque! ?

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Durante questo lungo periodo di quarantena, si è parlato molto dei lavoratori dello spettacolo e delle loro difficoltà.

Penso che la figura dell’artista in Italia stia ancora lottando per ottenere il rispetto professionale di cui, invece, gode all’estero. Purtroppo questa crisi ha toccato ogni categoria lavorativa. Sono d’accordo con Rondò quando dice che in questo momento non ci si può accontentare della magia dell’incanto dell’arte senza ricordare le innumerevoli persone che lavorano dietro le quinte.

Inoltre, durante questo periodo, si è creata una spaccatura tra gli artisti che si sono esibiti sui social e quelli che hanno sottolineato che la musica è possibile solo dal vivo, quindi su Instagram non ha alcun senso. 

Sicuramente i tour non si fanno su Instagram, ma – in quanto artista – in questa situazione mi sento di dover utilizzare ogni mezzo a mia disposizione per recapitare il mio messaggio, senza essere avara. Personalmente non sono fan delle dirette social per cui ne faccio poche, ma ci sono tanti altri modi per essere vicini in musica tramite il web.

Se il Coronavirus non ci fosse mai stato, cosa avresti fatto in questi mesi di lockdown?

Avrei continuato a lavorare alla mia musica come sto facendo, ma senza rinunciare alla libertà di incontrare amici e di muovermi liberamente… So che per molti colleghi è lo stesso, passiamo così tanto tempo rinchiusi in studio che sembra di stare in una scatola, se non fosse per la musica che ci trasporta altrove. Questo periodo mi ha ricordato che bisogna vivere nel presente.

Il motto “Andrà tutto bene”, che tu hai inserito nella tua canzone, è diventato un vero mantra in questo periodo particolare. Credi sia solo retorica o davvero c’è la possibilità di uscirne migliorati?

L’auspicio è di uscirne il meno danneggiati possibile, la previsione è che avremo tante ferite da curare. “Andrà Tutto Bene” è la speranza nella disperazione in cerca di un conforto reale. C’è chi dimostra un approccio scettico e sbruffone a riguardo, non credo sia quella la giusta energia ora.

C’è qualcosa che prima di questa storia davi per scontato e ora hai rivalutato?

Se penso che l’anno scorso, di questi tempi, stavo prendendo l’ennesimo volo verso New York per incontrare Rondò. Tutto mi sembrava a portata di mano, bastava chiudere gli occhi e in nove ore ritrovarsi con amici dall’altra parte del mondo a condividere una pizza e a sviluppare progetti insieme. Tutto questo adesso è lontano, a tratti illegale e impossibile. Realizzarlo un po’ mi fa paura. Vorrei tanto poter rivalutare quei momenti.

Cambiamo argomento, ti dico due cose soltanto, poi ti lascio libera di raccontarmi le tue emozioni: Jova Beach Party e Jovanotti.

Ringrazierò sempre gli Ackeejuice Rockers per aver condiviso il loro palco con me e Rondò. Lorenzo Jovanotti è un visionario col coraggio che solo la fede in un sogno sa darti e me l’ha trasmessa tutta, insieme all’energia che è partita quando mi ha passato il microfono dicendo: «Vai, facci sognare baby!». Storico.

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Siamo un miracolo ?? @lorenzojova ? @rondodots

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Quali sono i tuoi progetti, una volta archiviata questa triste pagina che stiamo vivendo?

Dopo aver passato due anni in incubazione alla ricerca di me stessa, voglio solo condividermi artisticamente con sempre più persone. Nella vita post-Corona spero di raggiungere tutto ciò per cui stiamo lavorando e di allargare il team e crescere! Sento dentro la stessa energia che avevo quando ho intrapreso questa avventura.

Concludiamo così: il nostro magazine si chiama DonnaPOP e, per noi, il termine POP rappresenta qualcosa di bello, entusiasmante, accattivante. Cos’è per te POP in questo momento della tua vita?

La vita è POP! Per me, manifestare la propria unicità esplodendo nella collettività è decisamente POP! Per Rondò POP è condivisione!

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Nato a Zurigo nel 1991, di origini siciliane ma romano d'adozione, Basilio Petruzza è uno scrittore e blogger. Ha pubblicato tre romanzi e ha un blog. È laureato in Lettere, indirizzo Spettacolo, ed è appassionato di televisione e musica.